| LA BIOGRAFIA | |
| I GIORNI SEGRETI tratto da Il Foglio | |
| 9 SETTEMBRE 1998 | |
| LA DISCOGRAFIA | |
| COLLEGAMENTI UTILI | |
Nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, Lucio Battisti si era poi trasferito con la famiglia a Roma. Conseguito il diploma di perito industriale, aveva scelto invece la musica. A Milano si era unito come chitarrista al complesso dei Campioni, che accompagnavano Tony Dallara, e con essi aveva girato anche l'Europa. Nel '65 l'incontro determinante con Giulio Rapetti, tra i più noti parolieri sotto lo pseudonimo di Mogol. I due trovarono una giusta forma di simbiosi che è durata felicemente per oltre tre lustri.Nel 1968, con "Balla Linda", partecipava al Cantagiro, nel '69, in coppia con Wilson Pickett, presenta a Sanremo "Un'avventura".L'affermazione decisiva arrivava nell'estate seguente, al Festivalbar, con "Acqua azzurra, acqua chiara" .Ma gli anni di Battisti sono stati gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta.
Li
ha iniziati con un 45 giri con due canzoni di grande successo," La canzone del
sole" e "Anche per te", incise per la sua nuova etichetta, da lui stesso fondata
con alcuni amici e collaboratori e che porta il nome emblematico di Numero Uno.E
lì scandì una serie impressionante di 8 LP, tutti al primo posto nelle
classifiche.Ha fatto anche l'autore, l'editore e il discografico, dando dei
successi a Mina, a Patty Pravo, alla Formula Tre, a Bruno Lauzi.Caratteristica
più unica che rara, ha mantenuto il contatto con il pubblico solo attraverso i
suoi dischi e qualche rara intervista concessa alla stampa, ignorando
televisioni e concerti. Ha difeso strenuamente la sua vita privata. Ha
abbandonato la città e si è ritirato in campagna, in Brianza, dove si è persino
allestito uno studio di registrazione personale, il Mulino, prima di scegliere
di recarsi in America e quindi in Inghilterra in cerca di un nuovo sound.I suoi
LP sono stati sempre il frutto di un lavoro lungo e meticoloso, dove nulla è
stato lasciato al caso, nemmeno la copertina. Ma non è stato il lavoro del
contabile o dell'industriale, ma piuttosto dell'artigiano, se non vogliamo dire
dell'artista.Hanno spesso avuto costi altissimi, in tempo, in fatica e in
denaro, ma il prodotto finale non ha mai tradito le aspettative nè di chi lo
aveva realizzato o aveva concorso a realizzarlo, né del pubblico cui era
destinato.
Lucio Battisti troverà poi la morte il 9 settembre 1998 all'età di 55 anni in un
ospedale di Milano in seguito a un aggravamento delle sue già precarie
condizioni.
( Fonte: Musictory.com)
» Hegel
«
1. Almeno l'inizio
2. Hegel
3. Tubinga
4. La bellezza riunita
5. La moda nel respiro
6. Stanze come questa
7. Estetica
8. La voce del viso
1992
» Cosa succederà alla ragazza «
1. Cosa succederà alla ragazza
2. Tutte le pompe
3. Ecco i negozi
4. La metro eccetera
5. I sacchi della posta
6. Però il rinoceronte
7. Così gli dei sarebbero
8. Cosa farà di nuovo
1990
» La sposa occidentale «
1. Tu non ti pungi più
2. Potrebbe essere sera
3. Timida molto audace
4. La sposa occidentale
5. Mi riposa
6. I ritorni
7. Alcune noncuranze
8. Campati in aria
1988
» L'apparenza «
1. A portata di mano
2. Specchi opposti
3. Allontanando
4. L'apparenza
5. Per altri motivi
6. Per nome
7. Dalle prime battute
8. Lo scenario
1986
» Don Giovanni «
1. Le cose che pensano
2. Fatti un pianto
3. Il doppio del gioco
4. Madre pennuta
5. Equivoci amici
6. Don Giovanni
7. Che vita ha fatto
8. Il diluvio
1982
» E già «
1. Scrivi il tuo nome
2. Mistero
3. Windsurf windsurf
4. Rilassati e ascolta
5. Non sei più solo
6. Straniero
7. Registrazione
8. La tua felicità
9. Hi-Fi
10. Slow motion
11. Una montagna
12. E già
1979
» Una giornata uggiosa «
1. Il monolocale
2. Arrivederci a questa sera
3. Gelosa cara
4. Orgoglio e dignità
5. Una vita viva
6. Amore mio di provincia
7. Questo amore
8. Perchè non sei una mela
9. Una giornata uggiosa
10. Con il nastro rosa
1978
» Una donna per amico «
1. Prendila così
2. Donna selvaggia donna
3. Aver paura d'innamorarsi troppo
4. Perchè no
5. Nessun dolore
6. Una donna per amico
7. Maledetto gatto
8. Al cinema
1977
» Images «
1. To feel in love
2. A song to feel alive
3. The only thing I've lost
4. Keep on cruising
5. The sun song
6. There's never be a moment
7. Only
1977
» Io tu noi tutti «
1. Amarsi un po'
2. L'interprete di un film
3. Soli
4. Ami ancora Elisa
5. Sì, viaggiare
6. Questione di cellule
7. Ho un anno di più
8. Neanche un minuto di "non amore"
1976
» La batteria, il contrabbasso,
eccetera «
1. Ancora tu
2. Un uomo che ti ama
3. La compagnia
4. Io ti venderei
5. Dove arriva quel cespuglio
6. Respirando
7. No dottore
8. Il veliero
9. Ancora tu (ripresa)
1974
» Anima latina «
1. Abbracciala abbracciali abbracciati
2. Due mondi
3. Anonimo
4. Gli uomini celesti
5. Gli uomini celesti (ripresa)
6. Due mondi (ripresa)
7. Anima latina
8. Il salame
9. La nuova america
10. Macchina del tempo
11. Separazione naturale
1973
» Il nostro caro angelo «
1. La collina dei ciliegi
2. Ma è un canto brasileiro
3. La canzone della terra
4. Il nostro caro angelo
5. Le allettanti promesse
6. Io gli ho detto no
7. Prendi fra le mani la testa
8. Questo inferno rosa
1972
» Il mio canto libero «
1. La luce dell'est
2. Luci-ah
3. L'aquila
4. Vento nel vento
5. Confusione
6. Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi
7. Gente per bene e gente per male
8. Il mio canto libero
1972
» Umanamente uomo: il sogno «
1. I giardini di marzo
2. Innocenti evasioni
3. E penso a te
4. Umanamente uomo: il sogno
5. Comunque bella
6. Il leone e la gallina
7. Sognando e risognando
8. Il fuoco
1971
» Lucio Battisti Vol.4 «
1. Le tre verità
2. Dio mio no
3. Adesso si (S.Endrigo)
4. La mia canzone per Maria
5. Luisa Rossi
6. Pensieri e parole
7. Mi ritorni in mente
8. Insieme a te sto bene
9. 29 settembre
10. Io vivrò (senza te)
1971
» Amore e non amore «
1. Dio mio no
2. Seduto sotto un platano
3. Una
4. 7 agosto di pomeriggio
5. Se la mia pelle vuoi
6. Davanti a un distributore automatico di fiori
7. Supermarket
8. Una poltrona
1970
» Emozioni «
1. Fiori rosa, fiori di pesco
2. Dolce di giorno
3. Il tempo di morire
4. Mi ritorni in mente
5. 7 e 40
6. Emozioni
7. Dieci ragazze
8. Acqua azzurra, acqua chiara
9. Era
10. Non è Francesca
11. Io vivrò (senza te)
12. Anna
1969
» Lucio Battisti «
1. Un'avventura
2. 29 settembre
3. La mia canzone per Maria
4. Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto
5. Uno in più
6. Non è Francesca
7. Balla Linda
8. Per una lira
9. Prigioniero del mondo
10. Io vivrò (senza te)
11. Nel cuore, nell'anima
12. Il vento
TORNA SU
lucio1c.JPG (9737 byte)Il medico disse: "Glomerulonefrite". Lucio Battisti se ne
stette un po' lì, in silenzio , corrugando la fronte, con le sopracciglia
incrinate verso il basso . Il medico lo lasciò riflettere qualche istante. "Vede
, signor Battisti, la glomerulonefrite è un'infiammazione ai tessuti dei reni.
Si tratta di un apatologia piuttosto seria che in qualche circostanza
compromette gravemente la capacità di flitrazione dei reni. Mi dispiace, ma
questo è il suo caso. I suoi reni non funzionano più come dovrebbero. E
purtroppo funzioneranno sempre peggio". I reni. Non era la prima volta che aveva
guai ai reni. Ma non poteva immaginare quanti ancora ne avrebbe dovuti
sopportare e quanti ancora, di altra natura, ne sarebbero discesi. Guardò il
medico e gli chiese che cosa sarebbe successo, ora. Dialisi , gli fu risposto.
Presto bisognerà cominciare con la dialisi e bisognerà continuare sinchè non ci
sarà la possibilità di un trapianto , ma è molto difficile trovare organi e lo è
di più trovarne di compatibili; eppoi può anche capitare che il corpo rigetti il
rene estraneo, per quanto possa essere compatibile.
Lucio Battisti scoprì tutto questo molto tempo fa. Era l'inizio degli anni
Ottanta. Era già scomparso dalla circolazione. non rilasciava più interviste nè
accettava spettacoli dal vivo. Niente inviti alla tv nè trasmissioni alla radio.
Con Mogol, cioè con Giulio Rapetti, l'uomo che aveva scritto i testi di tutte le
sue canzoni, di ogni grande disco e di ogni grande successo, aveva rotto da
tempo. Viveva già a Molteno, allora provincia di Como, oggi provincia di Lecco.
Precisamente, viveva nella frazione di Dosso di Coroldo, che da quelle parti
chiamano "il dormitorio dei ricchi": quattordici ville immerse in un bosco di
faggi , circondate da un'unica grande staccionata che, con il contributo di una
fitta e alta siepe e di molte piante, preclude la vista dei curiosi. Un
ringhioso custodeha il dominio dell'unico ingresso del residence e quindi della
sbarra che si alza solo per pochissimi autorizzati. Naturalmente, anche per
Lucio Battisti.
Pr
obabilmente
quel pomeriggio, dopo aver lasciato il medico per tornarsene a casa con la netta
coscienza della malattia, ricordò con precisione tutti i giorni che, anni prima,
aveva trascorso a letto, febbricitante, con un violento dolore ai fianchi e un
diffuso malessere in ogni arto. Era un ragazzo. Fu colpito da un'insufficienza
renale. Lo curarono e credettero di averlo guarito. Qualche volta succede e
successe a Lucio Battisti , perchè il virus gli restò avvinghiato dentro per
riesplodere tempo dopo , rafforzato da una lunghissima e indisturbata
incubazione, ormai quasi invincibile. E quando gli telefonarono dalla Francia
per fargli coraggio, perchè il rene c'era e si poteva fare il trapianto, e la
speranza di una vita normale era davvero lì, distante solo poche ore, lui
avvertì la moglie, Grazia Letizia, e insieme prepararono le valigie.
Grazia Letizia ha gli stessi anni di suo marito. Per la precisione, è di qualche
mese più giovane. Lucio nacque il 5 marzo 1943, a Poggio Bustone, in provincia
di Rieti. Fu la vevatrice ad andare a casa Battisti, dove una donna, Dea, gemeva
per le doglie e un uomo, Alfiero, impiegato del Dazio, sudava per la tensione.
Alle 13.30 la levatrice accolse il bambino dal ventre della madre nelle proprie
braccia , e le due donne sentirono un acuto strillo di un bimbo sano; e tanto
bastava, anche se non sapevano che quella voce, così sperata e stridula ,
sarebbe rimasta sempre una lametta da barba, come disse Lucio Balla, cioè una
voce d'emergenza, che fa della necessità una originalità assoluta: avrebbe fatto
curve, sarebbe andata su un gradino, per impennarsi e subito abbassarsi, poi
sussurrare e arrivare tortuosamente a quella che è la comunicazione ideale ; la
voce opposta a quella del grande cantante. Ma che pure fece di Battisti un
immenso cantante.
afor1.JPG (8048 byte)Il ventuno luglio, quando Lucio aveva vissuto quattro mesi
e sedici giorni, a Limbiate, in provincia di Milano, nacque Grazia Letizia
Veronesi. Sarebbero trascorsi venticinque anni prima che si conoscessero;
ventisei prima che si fidanzassero; ventinove prima che toccasse loro sentire il
pianto di un neonato, Luca, figlio unico; trentatrè prima che fossero uniti dal
matrimonio e cinquantacinque prima che fossero divisi dalla morte. Nel 1968 ,
quando si strinsero la mano per la prima volta, lei era una segretaria del Clan
di Adriano Celentano; lui stava cominciando ad assaporare la melassa del
successo sopratutto grazie a "29 settembre", canzone che aveva scritto con Mogol
nel 1966 e che l'anno seguente fu cantata dall'Equipe 84. Un pomeriggio, Lucio
si era seduto davanti a uno dei pianoforti della Numero Uno , la casa
discografica per la quale lavorava, e intonò "29 settembre" per Maurizio
Vandelli, leader dell'Equipe , al quale voleva proporre questo suo ultimo
lavoro. Vandelli sedette vicino a Lucio , col gomito appoggiato a un tavolino e
il palmo della mano sotto al mento. Dopo poche note, balzò in piedi :"Lucio ,
rifalla, rifalla un po'...". Fu incisa, poi l'Equipe prese a girare per una
serie di spettacoli in tutta Europa, ma una sera squillò il telefono della
camera d'albergo di Vandelli; un discografico gli ordinò di rientrare, e
pazienza le querele per i contratti non rispettati:"29 settembre" era prima in
classifica , si poteva fare il botto. "Facemmo ritorno in Italia, e ad
accoglierci c'era una moltitudine di ragazzi impazziti. Chi gridava i nostri
nomi, chi sveniva,chi si strappava i capelli. Fu un piacevole choc che ci capitò
di punto in bianco", ricorda Vandelli. E' stato allora che Battisti iniziò a
pensare di essere il più bravo di tutti. E iniziò a pensare di poter cantare, da
sè le proprie canzoni. Ed è stato allora che si innamorò di Grazia Letizia.
questi due eventi cambiarono la sua vita.
Così quando dalla Francia lo chiamarono per avvertirlo che tutto era pronto per
il trapianto del rene, lui non potè fare altro che dirlo a Grazia Letizia, e lei
gli strinse le mani per fargli coraggio. Partirono insieme per Parigi. Fu
ricoverato . Trascorse la notte in clinica, e la mattina successiva fu portato
in sala operatoria. L'operazione riuscì perfettamente, nei tempi e nei modi che
i chirurghi si erano prefissati. Non restava che aspettare le risposte del
fisico di Battisti, ma i presupposti, come informarono i medici, erano
confortanti. Purtroppo l'ottimismo durò poche ore. Ci si accorse ben presto che
qualche cosa non stava andando come si sperava. Battisti soffriva, aveva la
febbre , il suo corpo cominciava a dare i primi inequivocabili segnali di
rigetto. Si attese tutto il tempo che si poteva attendere, poi non ci fu più
alternativa. Nel giro di pochi giorni, Battisti fu nuovamente anestetizzato e
nuovamente operato, stavolta per l'espianto. Se ne tornò a Molteno con una lunga
cicatrice, più malato di prima, e con la prospettiva di un destino da
dializzato. Lui e Grazia Letizia decisero di raccontare a nessuno del fallito
trapianto.
L'illustre paziente Lucio Battisti, gli ultimi anni della sua vita, raggiungeva
il reparto di nefrologia dell'ospedale di Lecco un giorno sì e un giorno no. Lì
si sottoponeva a estenuanti sedute di dialisi. Veniva adagiato su un lettino.
Numerosi aghi gli venivano infilati nelle braccia e nelle gambe; gli aghi erano
collegati a una quantità di tubicini che avevano per meta un rene artificiale.
Il sangue, aspirato dalle vene, si incanalava nei tubi e veniva convogliato nel
rene artificiale per essere depurato dalle scorie che il corpo di Battisti non
era più in grado di depurare. Lui si informava su tutto. Voleva sapere come
funzionava quella macchina, quali erano i danni provocati dalla circolazione
esterna del sangue, quanta gente, come lui, doveva subire quel tormento. Se ne
restava buono sul lettino per tre, quattro ore, con un infermiere a fianco.
Parlavano. E intanto teneva d'occhio il saliscendi del sangue, ne controllavano
l'ingresso nel rene metallico, poi l'uscita, la differenza di colore.
Soprattutto , bisognava stare molto attenti che non si formassero bolle d'aria
nei tubicini, perchè ne sarebbe conseguita un'embolia. Battisti non si distraeva
un attimo. Ma accettava di chiacchierare con l'infermiere. Di tutto. Tranne del
suo passato.
Lucio Battisti decise di farla finita con il passato nel 1982, quando concesse
l'ultima intervista, che pensò di regalare alla Radio svizzera. Il 1982 fu un
anno importante. Battisti e Mogol si erano stretti la mano e avevano concluso
che la loro collaborazione doveva interrompersi dopo tre lustri di successi
senza precedenti e poi insuperati . Non ci fu un vero motivo. Si è a lungo
parlato di problemi di proprietà, poichè Mogol alloggiò nella villa di Dosso di
Coroldo confinante a quella di Battisti. Lo stesso Mogol ha ammesso punti di
vista divergenti sui diritti delle canzoni di cui Lucio componeva la musica e
lui il testo. E qualcuno ricorda il "vaffanculo" che come una lapide si posò su
quella lunga amicizia. "Ma l'ultima volta che l'ho visto , un anno fa, ci siamo
guardati e siamo scoppiati a ridere. Ci eravamo accorti che ormai non sapevamo
più perchè avessimo smesso di lavorare assieme", ha ora raccontato Mogol.
E invece, forse, Battisti lo sapeva in ogni dettaglio. E non mancò di spiegarlo
a tutti. Con Mogol aveva pianto nei microfoni gli occhi azzurri, le bionde
trecce, gli amori dissolti , le distanze abissali, i cieli immensi, le colline
dei ciliegi , le discese ardite; aveva sospirato per la donna tradita, e per la
donna traditrice , per la donna casta e per la donna in vendita, per la donna
sfavillante e per la donna sconfitta. Messaggi chiari, limpidi, amabili,
orecchiabili, fischiettabili, facili e avvolgenti. Messaggi che diventarono inni
e che si tradussero in milioni di dischi venduti, nel delirio degli ammiratori ,
nell'invidia dei colleghi, nelle celebrazioni anche un po' livorose della
stampa. Messaggi che culminarono nel 1970, con un dominio devastante: le sue
canzoni rimasero in classifica per quarantaquattro settimane su cinquantadue.
Spesso con più di un pezzo: per trentaquattro settimane con i brani da lui
interpretati: per venticinque con "Insieme", regalata a Mina; per dieci con "Per
te", concessa a Patty Pravo. "Oggi sono l'unico . Tutti gli altri vengono dopo",
disse. Ma tutto questo, appunto era il passato.
"Mi sono reso conto che fare l'ermetico crea meno problemi , mentre parlare un
linguaggio semplice ti espone a maggiori possibilità di essere giudicato. Più
gente ti capisce, più hai potenziali giudici di ciò che fai". Questo disse
Battisti quando cominciava a dubitare del lavoro di Mogol. E quando si persuase
definitivamente della necessità di ricominciare da capo, in quesl 1982,
aggiunse:"Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività
professionale. In breve tempo ho conseguito un successo di pubblico
ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche,
di nuovi stimoli professionali : devo distruggere l'immagine squallida e
consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più perchè un artista
deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L'artista non esiste. Esiste la
sua arte".
Così Battisti si risolse di tacere. con i giornalisti era
necessario tacere di tutto; con gli amici bastava tacere del passato, per
parlare solamente del futuro. E fare cose nuove , con testi per nulla immediati,
quelli che prese a confezionargli il poeta Pasquale Panella, e con una base
elettronicae anonima, perchè alla fine emergesse niente altro che l'anima,
spoglia di qualsiasi futile ornamento, della sua musica. Ecco perchè Mogol non
serviva più. Ed ecco perchè non servivano più i concerti, i lanci promozionali
alla radio e alla tv, le foto sulla copertina dei dischi.
A Molteno , nel dormitorio dei ricchi, niente più gli ricordava il passato.
Abitava una bella casa di circa cinquecento metri quadrati, con un giardino di
seimila. Bella, ma niente di eccezionale. Niente per un uomo che guadagnava
quattro - cinque miliardi all'anno. La si raggiunge attraverso un lungo vialetto
immerso nel verde. La villa confina con un declivio da dove comincia il bosco,
in cui Lucio amava passeggiare e che amava accudire. Da un giardiniere si era
fatto spiegare come e quando si potano gli alberi d'alto fusto; e lui si
appendeva ai rami , armato di tronchesi e seghe e quanti altri arnesi servissero
per restituire la salute a piante che giudicava non sufficientemente rigogliose.
Poi si occupava delle rose, dei gerani , dei tulipani che correvano lungo le
siepi e ornavano il prato, che lui stesso manteneva verdeggiante e curato, e in
mezzo al quale era stata edificata una casetta quadrata, in gran parte di vetro,
in minor misura di legno. Dentro Battisti aveva allestito una piccola sala
d'incisione, indispensabile per non disperdere le idee e i lampi che lo potevano
cogliere in qualsiasi momento. Oltre agli strumenti , ai registratori , ai
sintetizzatori e a tutto quanto gli era necessario a tradurre l'ispirazione in
melodia, nella casetta aveva installato biliardo, per pause di lavoro in
compagnia, e un'ampia poltrona, per pause di lavoro più solitarie.
Poi l'abitazione. L'ingresso consente soltanto la vista sul grande soggiorno.
Chi vi entrasse, rimarrebbe colpito dalla totale assenza di oggetti che possono
restare impressi. Alle pareti, pochi quadri da lui dipinti e poche riproduzioni
dei capolavori della pop art: opere di Andy Warhol , di Oldenburg, di
Lichtenstein . Un salotto qualsiasi, dai muri integgiati di marrone chiaro,
vagamente adornati da qualche lista di legno; con un tavolino al centro di un
divano e di alcune poltrone sobriamente foderate di un tessuto chiaro. Un
televisore moderno, dotato di maxischermo e collegamento con l'antenna
parabolica che Battisti aveva fatto impiantare sul tetto e che i vicini di casa
disprezzavano a causa dell'invadenza con cui si imponeva allo sguardo, tra i
faggi del Dosso. Ma Battisti non se ne crucciò affatto ,perchè il gusto per un
ricco zapping era superiore alla preoccupazione per il gusto dei vicini.
Oltre al televisore, c'è un vecchio pianoforte, appoggiato a un parete, che
tuttavia in poche circostanze ebbe l'occasione di far sentire il proprio suono
ai rari ospiti del signor Battisti. Sui mobili , un numero risibile di
suppelletili, e di nessuna pretesa. Il piano terra si completa con un bagno e
con la grande cucina, anch'essa attrezzata non oltre le ragionevoli pretese di
una casalinga ragionevole ; ma è una cucina da cui si gode, tramite un'enorme
finestra, del trionfio del bosco. E la vista della piscina che Battisti aveva di
recente fatto costruire come rimedio alla calura e per la quale aspettava il
condono edilizio.
Una scala conduce al piano superiore, destinato alle stanze da notte. Era in una
di quelle stanze che Lucio Battisti trascorreva molte ore alla tastiera del
computer; specie per navigare in Internet, con la perizia che sapeva raggiungere
in ogni sua passione. E quella per i computer non era certo nuova. I suoi amici
della Numero Uno - la casa discografica che fu di Bruno Lauzi , dei Dik Dik ,
dell'Equipe 84 - a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta lo guardavano come
un marziano mentre si industriava attorno ai mastodontici cervelli elettronici
dell'epoca, maneggiando schede forate, premendo tasti e tirando leve come non
avesse fatto altro nella vita. E non fu da meno il loro stupore quando,
smentendo platealmente la reputazione di tirchio che si è sempre portato
appresso, Battisti investì una notevola somma per acquistare uno dei primi
personal computer in commercio, con il quale intendeva specializzarsi
nell'utilizzo dei rpogrammi destinati alla creazione di musica; vi riuscì
presto.
"Non c'è niente da fare, è sempre stato più avanti di tutti noi", ammette
Pietruccio Montalbetti, componente storico dei Dik Dik. "Era un gran curioso,
uno che voleva sapere tutto, che ci teneva a esser sempre presente , ad aver
tutto sotto controllo, che aveva il senso, anzi il gusto della precisione",
osserva Bruno Lauzi. E' per questi motivi che , quando ancora era un semplice
autore, già noto ma non celebre, Battisti non si limitava a compilare un
pentagramma, ma interveniva sulla scelta degli strumenti, sui mixaggi, sulla
qualità della registrazione ; gli capitava spesso di interrompere gli artisti
che stavano incidendo una sua canzone perchè, a suo modo di vedere, che poi
considerava il modo migliore, stavano sbagliando l'intonazione. Così un giorno
mandò fuori dai gangheri un produttore, scocciato da tutto il dimenarsi e da
tutta la saccenteria di quel tipetto grassottello e riccio, e sbottò :"Ma le chi
cazzo è?". "L'autore, perchè ?". "Perchè se è tanto bravo a trovare gli errori e
a dare consigli , se li canti lei i suoi pezzi". Per fortuna, stavolta fu
Battisti a raccogliere un suggerimento. E pochissimi anni dopo , nel 1969,
avrebbe concluso :"Fra la canzone che incido io e quella che faccio incidere c'è
la stessa differenza che esiste fra un bacio dato e un bacio spedito per
telefono".
L'ultimo bacio della sua vita , Lucio Battisti l'ha ricevuto all'alba del 9
settembre 1998. Grazia Letizia era statafoto23.jpg (8809 byte) svegliata nel
cuore della notte dai medici dell'ospedale San Paolo di Milano. Le dissero che
la sua presenza era indispensabile. Arrivò con le occhiaie che solo l'insonnia e
il dolore possono dare. Le spiegarono la situazione e lei si chinò sul marito,
coi lunghi capelli striati di grigio ad accarezzare il volto itterico del marito
agonizzante, sedato oltre ogni limite, ormai interamente privo di coscienza.
Malgrado la lunga malattia e malgrado le complicazioni più recenti, il crollo
finale era arrivato all'improvviso, lasciando impreparati e smarriti Grazia
Letizia e il figlio Luca. Le condizioni di Lucio Battisti si erano seriamente
aggravate negli ultimi due anni . Le sedute di dialisi, per quanto sono
sfiancanti e per l'innaturale purificazione a cui sottopongono il sangue
,avevano ulteriormente indebolito il fisico del paziente. Oltre alla
glomerulonefrite, gli era stato diagnosticato il "linfoma di non-Hodgkin", cioè
una malattia neoplastica del sistema linfatico; in parole povere, un tumore
maligno. La dialisi non bastava più. Era necessario ricorrere alla
chemioterapia, ma ci si era resi conto ben presto che Battisti ne riceveva
benefici limitati. Tuttavia, quando la notte fra il 21 e il 22 agosto il male lo
costrinse a farsi accompagnare in auto alla clinica Capitanio, mentre la sbarra
del Dossi si alzava davanti a lui, non pensò di girarsi per salutare la casa e i
faggi.
"Furono tempi durissimi", disse Battisti ricordando dell'altra volta in cui
partì senza guardare indietro. Era il 1963. Aveva diciannove anni, un diploma di
perito industriale e nessuna voglia di investire il futuro in un ufficio. Timido
com'era, mentre gli amici uscivano con le ragazze, lui se ne restava in
disparte, crogiolandosicon la chitarra che il padre si era già pentito di
avergli regalato. Era stato l'elettricista di Poggio Bustone, un tipo con
velleità da musicista, a iniziare Battisti. Ma il ragazzo s'era presto
emancipato da quel maestro, perchè pensava di poter far meglio da solo, con i
manuali e con la pratica. Se ne andava per le strade del paese, con un cugino
che aveva ereditato un mandolino sgangherato , e insieme strimpellavano con
l'aria dei perdigiorno. Altro che perdigiorno, disse Lucio al babbo, io con la
musica ci voglio campare. E quello, al culmine della disperazione, prese la
chitarra, la sfasciò in testa al figlio e gli procurò un appuntamento alla sede
dell'Ibm di Roma. Ma Lucio si presentò al capo del personale e gli disse chiaro
e tondo che non aveva nessuna intenzione di essere assunto , che sarebbe
diventato un cantante e che si regolassero loro. Una settimana dopo, con la
chitarra nuova a tracolla, era sulla statale per Roma a fare l'autostop.
La regola che vale per tutti non ebbe eccezioni per Lucio
Battisti: gli inizi sono sempre una disperazione. A quel ragazzo che sarebbe
diventato celebre per le capacità innovative, oltre che per i foulard e
l'abbigliamento che si può benevolmente definire disinvolto, toccava suonare in
divisa quasi bandistica canzoni di vent'anni prima. Ma almeno era un primo
passo, e anche retribuito. Il complesso era quello dei Mattatori , e da lì
Battisti passò come chitarrista ai Campioni di Tony Dallara, gruppo
assolutamente noto. Era soprannominato "Cucciolo", anche se difficilmente
rinunciava ad approcci ombrosi e anche se nulla frenava la sicumera che , più
avanti, avrebbe persino ostentato. Era ancora nei Mattatori, quando una sera
d'estate a Ostia - aveva appena finito lo spettacolo - sedette a un tavolino del
bar con Alberto Radius, musicista che sarebbe poi approdato alla Numero Uno .
Radius gli disse:"Nel giro di qualche anno diventerai il più grande di tutti". E
lui:"Lo so , perchè infatti lo diventerò ". Talvolta si giustificava:" Il mio
difetto peggiore è dire sempre quello che mi passa per la testa, e siccome
quello che mi passa per la testa è frutto di un ragionamento che io non spiego,
sembro più spietato di quel che sono".
Ne sa qualche cosa Christine Leroux , una talent scout francese abituata a
trattare con Charles Aznavour . Battisti si era trasferito a Milano, in cerca
dell'occasione giusta, stufo di girare locali per suonare musica che non
apprezzava. Quel pomeriggio del 1965 Christine Leroux, passeggiando per i
corridoi della Cgd, fu attratta da una voce "strana, indefinibile , che mi diede
un fremito". Era Lucio Battisti, in attesa di un colloquio, che provava e
riprovava la sua canzone. Christine scostò appena la porta e rimase lì,
ammutolita e abbagliata, ad ascoltare quel ragazzo che stava collezionando un
rifiuto dietro l'altro. "Rimasi paralizzata , come quando incontri una persona e
ti rendi conto che la aspettavi da tutta la vita". Lo presentò subito a Mogol,
ma il paroliere , già affermato, non si entusiasmò affatto:" Mi fece sentire tre
pezzi. Dio come sono brutti , gli dissi...". Battisti non negò. Mogol decise di
concedergli altre possibilità , ma soprattutto per cortesia nei confronti di
Christine, una vecchia amica. "Io apprezzavo moltissimo la sua voce , ricordò la
ragazza anni dopo , e anche nei suoi pezzi c'era qualcosa di davvero
interessante. Sentivo che Lucio aveva qualcosa da dire, ma nessuno era del mio
stesso parere . Fu difficile inserirlo".
Alla fine Christine vi riuscì. In coppia con Mogol, Battisti seppe dimostrare
ciò di cui era profondamente sicuro: di essere il migliore . Così , una sera,
Lucio e Christine si diedero appuntamento in un locale perchè era il caso di
brindare al grande successo di un ragazzotto che pochi mesi prima suonava da
solo, spaventatissimo, in una sala d'aspetto. Solo lui poteva rovinare quell'incontro,
dicendo, una volta di più, quel che gli passava per la testa:" Guarda ,
Christine, io sono un genio. Se non mi avessi scoperto tu, mi avrebbe scoperto
qualcun altro". Christine rimase un'altra volta paralizzata. "Fu la più grande
delusione della mia vita. In fondo sono stata la prima a credere in lui". Non si
videro mai più. A Christine è rimasto ben poco di Battisti: una bambolina di
plastica e la certezza che quello era un uomo incapace di dare, se non cantando.
Naturalmente non era vero. O almeno non lo è per chi lo ha conosciuto e
frequentato fino all'ultimo. Grazia Letizia, per esempio, non può che pensare
alle serate autunnali, quelle più tiepide, quando lei e suo marito andavano in
giardino con i rastrelli per raccogliere tutte le foglie cadute dai faggi. Poi
sedevano sullo sdraio , col maglione indosso, bevendo un bicchiere di vino rosso
e mangiando un panino col salame. Allora capitava che qualche amico telefonasse
per salutare , e Lucio rideva:"Siamo nel prato, seduti e stanchi, come due
pensionati".
Fra i medici, gli infermieri e tutto il personale dell'ospedale San Paolo si
sparse rapidamente la voce del ricovero di Lucio Battisti. Alla clinica
Capitanio avevano capito immediatamente di non aver i mezzi adeguati per
affrontare un caso disperato come quello di Battisti. Non gli negarono che la
situazione concedeva pochi motivi di essere ottimisti. Fu lo stesso Battisti ad
indicare nel San Paolo l'ospedale in cui ,grazie, all'amicizia con il direttore
sanitario, Franco Sala, poteva essere curato senza la scocciatura dei
giornalisti. Venne ricoverato nel reparto di medicina , in una stanza singola ,
dove nessuno potesse chiedergli l'autografo, dove una guardia giurata vigilava
alla porta per prevenire le incursioni dei fotografi. Ma qualche impiegato non
resisteva alla tentazione di spiare dal vetro per vedere in faccia il genio
della canzone, la leggenda che si era ritirata a curare un bosco di faggi per
evitare la scocciatura della notorietà. Furono processioni silenziose e , almeno
i primissimi giorni, incessanti. Ma il volto rugoso e pallido di Battisti , i
suoi capelli una volta ricci , ora grigiastri e deboli , sparsi sul cuscino , il
suo corpo intubato , il suo sguardo affannato , tutto ciò non procurava nessuna
emozione, ma soltanto grande tristezza . Qualche giorno più tardi , davanti al
plotone dei cronisti muti, Franco Sala avrebbe annunciato la morte, parlando di
"intervenute complicazioni in un quadro clinico severo sin dall'inizio". Erano
trascorse soltanto poche ore dall'insorgere di quelle "complicazioni". Il tumore
, annidato nei reni, si era diffuso al fegato e ai polmoni. Poi , quell'ultima
notte , Battisti fu aggredito da una violentissima aritmia cardiaca. Il cuore
non reggeva più alle sollecitazioni delle cure e della malattia. Fu richiesto
l'intervento d'urgenza del cardiologo , che si precipitò nel reparto di
rianimazione , dove Battisti nel frattempo era stato trasferito e dove giaceva
assieme ad altri tre pazienti. Quando entrò nella stanza , il medico guardò i
volti dei quattro malati. Quello di Battisti, completamente sfigurato, non seppe
distinguerlo.
Trattoda 'IL FOGLIO' di MATTIA FELTRI su Lucio Battisti.
ADDIO A LUCIO BATTISTI
SIGNORE DELLE EMOZIONI
Il funerale sabato a Molteno ma non sarà in forma pubblica
di Antonio Dipollina (dal quotidiano "Repubblica" del 10 Settembre 1998)
MILANO - L'ultimo aggravamento nella notte, la telefonata a moglie e figlio, la
corsa per vederlo vivo ancora per pochi istanti. Lucio Battisti, 55 anni, smette
di vivere alle 8 del mattino di un 9 settembre. Il cappellano del San Paolo gli
ha dato l'estrema unzione da qualche ora, racconterà di un viso scavato e di
occhi che non cercavano più nulla.
Battisti aveva perso conoscenza da ore, lo spostamento in terapia intensiva di
lunedì mattina era legato alla crisi ultima, risolutiva: intubato, appeso a
fili. Nessun accanimento terapeutico, spiegherà l'eroe positivo di questa
pessima vicenda, il direttore del San Paolo Franco Sala, stretto per giorni tra
diritti e doveri difficilissimi da gestire. Da subito, invece, dal primo giorno
di ricovero una "alleanza terapeutica" con il paziente che accetta tutto, anche
una terapia sperimentale contro il male che lo devasta. Il fisico attaccato
ferocemente dal male, la condizione di dializzato che impedisce o rende inutili
le cure ad alto potenziale, il male che si estende fino a organi delicatissimi
come fegato e pancreas. Nessun accanimento terapeutico per Lucio Battisti, il
tempo di morire è lì, e se lo porta via.
Un secondo dopo, mentre il San Paolo si prepara a diffondere il comunicato
ufficiale che parla di "quadro clinico severo fin dall'esordio", la moglie
Grazia Letizia Veronesi ribadisce: nessun contatto con i cronisti e con nessuno.
Alla camera mortuaria viene affisso un cartello che dice: la salma può essere
"vegliata e visitata" solo da Luca Battisti (il figlio), Grazia Letizia Veronesi
(la moglie), Alba Rita Battisti (la sorella) Marco e Sergio Veronesi (due
cognati). Aumenta l'avvilimento in tutti, che rischia di portare al peggio:
nella camera ardente c'è anche un ragazzo di 19 anni, morto la notte precedente.
I dirigenti dell'ospedale fanno l'impossibile per rispettare il volere di tutti,
dei parenti del ragazzo che vogliono entrare, dei parenti di Battisti che
vogliono stare soli. Ma nella confusione generale la situazione è ad alto
rischio, a un certo punto sembra addirittura che non facciano entrare i parenti
del ragazzo, poi invece sì, la tensione si taglia a fette mentre una ragazza
aggredisce un fotografo che scatta così, a caso, tanto per fare qualcosa.
Assurdo. Parola scritta decine di volte in questi giorni. Finché arriva una cosa
che rischiara un po' il buio di questa giornata e lascia anche un po'
sbigottiti: il direttore Sala dice che "da quel che gli risulta" la famiglia non
è contraria a un funerale pubblico. Si indaga, si scopre che il funerale avverrà
sabato mattina, a Molteno, il paese del Comasco dove Battisti risiedeva. C'è un
residence, c'è la sua villa, c'è una chiesetta privata: forse chi vorrà potrà
assistervi, portare un fiore, piangere da vicino? No. A tarda sera don Carlo
Ambrosoni, parroco di Molteno che officierà la funzione, racconta che sarà un
funerale in forma strettamente privata. Per legge, la salma deve rimanere
nell'ospedale ventiquattr'ore, che sono trascorse nel disbrigo delle pratiche
per le esequie, con i mazzi di fiori che arrivavano, con i telegrammi a pacchi.
Di fronte all'ingresso della camera mortuaria per due volte entra ed esce una
Mercedes grigia, due donne a bordo, la sorella e la moglie Grazia Letizia. Si
cerca soprattutto lei, artefice e compagna degli ultimi trent'anni di vita di
Battisti, del suo isolamento, una donna che rimane un mistero e che del suo
mistero ha avvolto Battisti e tutti quelli che lo amavano, dai tempi in cui era
segretaria al Clan di Celentano, al matrimonio, al disco firmato insieme nel
tentativo di sostituirsi, lei, a Mogol. All' isolamento totale. Fino a
dopodomani, a quella cerimonia che già si immagina al riparo nel bunker di
Molteno, con la gente fuori dai cancelli del residence. Si era ipotizzata la
cremazione, pare che non sia vero. Si era vociferato di religioni parallele -
Testimoni di Geova - a cui soprattutto la moglie avesse aderito (tanto da aver
negato le trasfusioni, come si è detto? "Sciocchezze", ha risposto il direttore
dell'ospedale). Sarà invece un funerale cristiano con cristiana sepoltura.
Un pullman di concittadini di Battisti è partito ieri, alle due di mattina, da
Poggio Bustone diretto a Milano per andare ai funerali del cantautore. Pur
sapendo che la cerimonia è ristretta ai familiari, una cinquantina di compaesani
hanno voluto lo stesso dimostrare il loro affetto. Immaginando Lucio Battisti,
come accade da vent'anni, immaginandolo e basta, fino alla fine.
(10 settembre 1998)