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CORNELIU CODREANU E L'ITALIA |
| ALLE RADICI DELLA GUARDIA DI FERRO |
Il rapporto di Corneliu Codreanu con l'Italia ha inizio con un singolare
episodio; ce lo raccontò la vedova del Capitano, per mostrarci come spesso il
marito avesse presentimenti e ispirazioni tutt'altro che fallaci. Fu nel 1927,
quando Codreanu si trovava nei pressi di Grenoble e gli giunse la notizia che in
Romania si sarebbero svolte elezioni parziali; decise allora di accogliere
l'invito a tornare in patria per parteciparvi e partì immediatamente dalla
Francia. Per prendere il treno che lo avrebbe portato in Romania, dovette
fermarsi in Italia, a Milano. Qui, avendo davanti a sé l'intera giornata,
deposita il bagaglio alla stazione centrale e va alla ricerca di un barbiere;
ma, al momento di pagare, non trova più il portafogli, dove c'erano i soldi e il
biglietto per Bucarest. Si reca allora al consolato romeno (all'epoca a Milano
ce n'era uno), ma gli viene negato qualsiasi aiuto. Ritorna alla stazione, si
ferma sul fianco dell'edificio e resta lì per un po' a guardare i facchini che
lavorano. Poi posa la mano sulla spalla di uno di loro e gli chiede se per caso
non abbia trovato un portafogli. Proprio quell'uomo, qualche ora prima, ha
effettivamente rinvenuto un portafogli e lo ha consegnato alla polizia
ferroviaria; è appunto quello di Codreanu, il quale può rientrarne in possesso.
Un altro curioso episodio capitò a due o tre italiani che erano andati a
Bucarest per incontrare il Capitano della Guardia di Ferro. «Giornalisti,
probabilmente» - diceva la vedova, Elena Codreanu, la quale ricordava che il
fatto avvenne nei primi mesi del 1938. In quel periodo Codreanu ricevette
Virgilio Lilli (che scrisse poi un lungo articolo per "La Lettura"), Virginio
Gayda del "Giornale d'Italia", Francesco Maratea del "Messaggero" e Julius Evola,
che rievocò il suo colloquio col Capitano su diversi quotidiani e periodici.
Orbene, i visitatori giunti dall'Italia capitarono alla Casa Verde un mercoledì
o un venerdì, cioè in uno dei due giorni della settimana che i legionari
consacravano al "digiuno nero": totale astinenza da cibo, bevanda e fumo fino al
tramonto. O forse era un martedì, altra giornata nella quale spesso Codreanu
digiunava. In ogni caso, quest'ultimo intrattenne nel proprio ufficio i
giornalisti, finché, al tramonto, disse alla moglie di apparecchiare la tavola:
gli italiani sarebbero stati suoi ospiti. La povera signora si spaventò, perché
avevano soltanto un piatto di fagiolini, con cui Codreanu avrebbe interrotto il
digiuno, e lei dovette ingegnarsi a farlo bastare per tutti. «Ma quegli italiani
-raccontava divertita la vedova del Capitano rievocando l'episodio- non la
smettevano più di manifestare il loro entusiasmo per il cibo e di elogiare la
cena!»
In quello stesso periodo, il 21 febbraio 1938 per l'esattezza, venne reso noto
il progetto della nuova costituzione romena, che comportava la dittatura
personale del monarca; allora Corneliu Codreanu sciolse il partito legionario
Totul pentru Tara e annunciò di voler partire per Roma, dove si sarebbe occupato
dell'edizione italiana del suo libro.
Che tale questione stesse particolarmente a cuore al Capitano, è testimoniato da
quattro lettere inedite che egli scrisse tra il '37 e il '38 al professor Leon
Zopa, capo del cuib ("nido", cioè sezione) fondato a Roma nel settembre 1937 e
denominato "Dacia".
Nella prima, che reca la data del 19 novembre 1937, Codreanu assegna ai
militanti residenti a Roma il compito di curare l'edizione italiana del
Testamento di Ion Mota nonché del proprio libro Pentru legionari. Per il
Testamento, oltre ad impartire precise istruzioni circa il formato, il titolo,
la tiratura (10.000 copie), la diffusione gratuita e la vendita, Codreanu chiede
una prefazione del generale Mario Sani o di Eugenio Coselschi, i quali, scrive,
«hanno conosciuto Mota sia in Romania sia al congresso di Montreux e ne hanno
apprezzato il valore intellettuale e il carattere» (1). Analoghe indicazioni
vengono fornite per l'edizione italiana di Pentru legionari; quanto alla
prefazione, Codreanu aggiunge: «Il libro non ha bisogno di prefazione. Tuttavia
mi piacerebbe moltissimo se questo libro potesse essere prefato dal figlio del
Duce Mussolini, quello che nella foto (allegata alla lettera, N.d.R.) si trova
alla destra di suo padre. Non so come si chiama, ma, dalla foto, nutro per lui
una grande simpatia». Si trattava di Bruno.
Nella seconda lettera, del 17 gennaio 1938, Codreanu accoglie la proposta di far
pubblicare il suo libro dall'Istituto Europa Giovane, diretto da Piero Gorgolini,
«un fascista della prima ora che dedicava l'attività dell'istituto alla
diffusione dei valori fascisti nell'intera penisola e a far conoscere ai suoi
membri sviluppi stranieri che avessero una qualche importanza per la cultura
fascista» (2). Promette di inviare «qualche riga» per il mensile dell'Istituto,
"Il Nazionale", nonché una somma di 800 lire come contributo alla stampa del
libro, e aggiunge: «non chiedete mai soldi, agevolazioni ecc. Siamo già
abbastanza trattati -e a ragione- come gente che va in giro a mendicare favori e
vantaggi materiali. Il legionario deve porre termine a questa vergognosa
consuetudine». E conclude: «Alla prefazione richiesta non ci tengo a tutti i
costi. Non vorrei che nascessero pasticci politici, che forse potrebbero
nascere. Perciò, se non si può, preferisco un libro senza prefazione. Se invece
si può: una prefazione breve, militaresca, fascista. Non uno studio».
Il 22 gennaio, un messaggio sintetico: «Per favore accelerate la questione della
stampa del mio libro».
L'ultima lettera è del 30 marzo, quattro mesi dopo la chiusura d'autorità dei
ristoranti legionari e l'invio, da parte di Codreanu, della lettera di protesta
che di lì a poco gli varrà l'imputazione di oltraggio nei confronti del
consigliere regale Iorga e l'arresto. In questo momento di tensione estrema, il
Capitano scrive: «Miei cari, lavorate con urgenza alla stampa del libro, perché
ce n'è bisogno. Comunicate in quale fase si trova il lavoro (3). Qui si sta
svolgendo la più grande battaglia legionaria. Non vengo a Roma. La mia partenza,
come pure l'autoscioglimento del Partito, sono solo la prima mossa di questa
partita a scacchi. Vedete dunque che non si faccia confusione. Ho visto su "Il
Nazionale" che sono diventato "già" ed '"ex" capo della Guardia di Ferro. Non
ex, ma attuale e futuro! Una volta si diceva: "La Guardia muore, ma non si
arrende". Adesso è diverso: "La Guardia di Ferro non muore e non si arrende! La
Guardia di Ferro vince"».
Alla fine di marzo, dunque, Codreanu aveva rinunciato a recarsi a Roma. Secondo
quanto ci raccontò Elena Codreanu, «Corneliu aveva deciso di partire per
l'Italia. Abitavamo allora alla Casa Verde e un bel giorno mi disse di preparare
lo stretto necessario per il viaggio. Riempii due valigie e rimasi in attesa
della partenza per l'Italia. Aspettai, aspettai. Ma lui non parlò più di
partire. Corneliu aveva capito che il governo si augurava che egli partisse, per
poter fare a pezzi il Movimento legionario. Dunque, si era detto, io non voglio
fare quello che desiderano loro. E così rimanemmo alla Casa Verde».
Come è noto, Corneliu Codreanu sarebbe stato assassinato per ordine di Carol II
in quello stesso 1938, tra il 29 e il 30 novembre.
Claudio Mutti
Note:
1) Il Testamento di Ion Motza uscirà verso la fine del 1937 presso lo Stab. Arti
Grafiche F. Canella di Roma con una prefazione del gen. Mario Sani (Rist.
Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1984). Con alcune aggiunte, dovute alla
mutata situazione politica romena, il Testamento di Ion Motza sarà ripubblicato
dal gen. Sani il 13 febbraio 1941 presso la S.A.C.E.N. Editrice di Roma.
2) Michael A. Ledeen, L'internazionale fascista, Laterza, Bari 1973, p. 189.
3) Nell'articolo pubblicato sul "Corriere Padano" del 6 dicembe 1938, Evola dirà
che il testo di Codreanu è "recentissimamente uscito in italiano". Il volume,
edito dalla S.A. Casa Editrice Nazionale (Roma-Torino) e stampato da una
tipografia di Via degli Scipioni, reca il titolo Guardia di Ferro e il
sottotitolo Per i legionari, mentre il nome dell'autore è accompagnato dalla
qualifica "Capo della 'Guardia di Ferro' in Romania". Sulla copertina appare la
dicitura Collezione politica "Europa Giovane". All'interno, nessuna prefazione
precede il testo di Codreanu.
Tratto da
WWW.ITALIASOCIALE.ORG
ALLE RADICI DELLA GUARDIA DI FERRO
Nel 1927 veniva fondato in Romania il Movimento della Legione dell’Arcangelo Michele, più noto come “Guardia di Ferro”. A fondarlo era Corneliu Zelea Codreanu, un giovane che fino a quel momento aveva militato nell’organizzazione nazionalista del prof..re Cuza e gli altri uomini politici di Destra erano molto legati al vecchio mondo borghese e in fondo non proponevano formule politiche radicalmente nuove, accontentandosi di brigare per ottenere qualche seggio parlamentare in più e di piluccare le briciole che i pesci grossi(liberali e nazional-contadini)lasciavano cadere.L’irriducibilità a piegarsi ai dettami di un mondo vecchio e corrotto scatenò contro la Guardia di Ferro l’odio mortale dell’oligarchia dominante e il movimento subì atroci persecuzioni sotto tutti i governi. Nel 1938 lo stesso Codreanu fu assassinato a tradimento mentre i suoi legionari riempivano galere e campi di concentramento. L’opera che Codreanu ci lascia in eredità è IL CAPO DI CUIB, chi legge questo testo si rende subito conto che la Guardia di Ferro vedeva la politica soprattutto come una Rivoluzione interiore, prima di cambiare la società il legionario pensava a migliorare se stesso, la lotta politica si trasformava quindi in una specie di ascesi. Era questo, in sostanza, che rendeva differente il Movimento Legionario da tutte le altre organizzazioni politiche. Codreanu grazie al “Capo di Cuib ” ci insegna come dev'essere articolata la vita di un legionario il quale tramite la crescita interiore, la scoperta del “tradizionale” e dello spirito-natura, riuscirà ad essere l’UOMO NUOVO. “In questo uomo nuovo dovranno rivivere le virtù dello spirito umano. Tutte le qualità della nostra razza. In questo uomo nuovo dovranno essere uccisi tutti i difetti e tutte le tendenze al male”(C.Z.Codreanu).La formazione politica e culturale di Codreanu, nasce dalla scoperta e dalla conoscenza di alcuni personaggi come : Vasile Conta(1845-1882)è stato il primo autentico filosofo romeno , sostenitore della teoria anti- progressista dei corsi e dei ricorsi storici. Come uomo politico fu convinto assertore delle virtù razziali del popolo romeno. Vasile Alecsandri(1819-1890)fu un grande amico dell’Italia e del Risorgimento italiano, fu provvisto di due anime, quella liberale e quella più propriamente nazional-popolare. Oltre a essere poeta e scrittore l’Alecsandri fu per un certo periodo Ministro degli Esteri. Innamorato del suo popolo, ne cantò il folclore e la storia. Nelle sue opere teatrali mise alla berlina i giovani snob infranciosati, i politicanti demagoghi, gli sfruttatori stranieri, gli arricchiti, gli usurai ebrei. Esaltò la latinità dei romeni e in una sua bellissima poesia vede nel legionario romeno il baluardo latino contro le invasioni dell’Oriente. Un’altra sua poesia, la danza dell’Unità, entrò a far parte del repertorio canoro della Guardia di Ferro. Michele Kongalniceanu(1817-1891)era di Losi, la stessa città di Codreanu,. Studiò in Francia e in Germania, finché nel 1838 divenne segretario del principe di Moldovia Michele Sturdza. Fu redattore di varie riviste politiche e culturali che si dibattevano contro l’esterofilia di certa borghesia e che si meritarono molte censure da parte delle autorità diplomatiche e consolari russe, cui una rinascita nazionale autenticamente romena dava parecchio fastidio. Michele Eminescu(1849-1889)è in assoluto il maggior esponente della letteratura romena e la sua poesia, per termini e sentimenti, si può paragonare a quella del Leopardi. Nacque a Botosani e subì molto l’influenza della cultura tedesca per aver studiato presso scuole tedesche dei territori romeni soggetti all’Austria. Fece un po’ di tutto, il direttore di biblioteca a Lasi, il redattore del giornale nazionalista e conservatore di Bucarest, IL TEMPO. suoi interessi comprendevano anche la filosofia e l'essoterismo. Cantò magistralmente la stirpe romena e ritenne che ogni popolo potesse vivere spiritualmente sano solo nella forma - Stato, civiltà, istituzioni - create dal proprio genio, lo stesso che rileva l’anima di un popolo in tutte le sue manifestazioni, storia religione, arte, folclore. La credenza pagana dell’esistenza di un genio della stirpe la ritroviamo, sotto un simbolismo cristiano, anche in Codreanu, là dove egli afferma che ogni popolo ha il proprio angelo che ogni uomo libero I deve venerare. Eminescu rappresentò integralmente l’anima nazional -popolare del Risorgimento romeno, criticò aspramente quegli ingenui patrioti che voleva imitare modelli stranieri. L’elemento sano del popolo(rappresentato in particolare dal contadinato, conservatore delle più genuine qualità della stirpe)è oppresso dai borghesi occidentalizzati, usurai, ebrei, ecc.. Ion Heliade Radulescu(1802-1872), nel 1827 è tra i fondatori dell’associazione patriottica segreta”Società Letteraria”. Nel 1829 fonda il corriere romeno primo giornale in lingua romena, e nel 1836, il corriere di ambo i sessi, la prima rivista letteraria romena. In politica è nemico convinto dei russi e degli slavofili, al punto di auspicare un’alleanza tra romeni e turchi: gli ottomani, che conservavano una sorta di protettorato sui principati romeni, non intendevano cambiare le caratteristiche culturali ed antropologiche del popolo romeno. Alexandru D.Xenopol(1847-1920)storico di eccezionale valore, lasciò un monumentale Storia dei Romeni della Dacia in 14 volumi. Come teorico della storia sostenne la fede nei destini del proprio popolo. Secondo lui il progresso poteva provenire non dagli intellettuali, ma solamente dalle forze oscure nascoste nella profondità della razza. Il tesoro dell’avvenire sarà costituito quindi, dall’eredità dei secoli passati: un’idea che ritroveremo anche in Codreanu, un uomo politico che non credeva ad ideologie elaborate a tavolino, ma a quelle provenienti dallo spirito e dal sangue di un’intera stirpe.