Diabolik: l'anti-eroe in nero.
Genesi di una ribellione al sistema
"Solo contro tutto e contro tutti...", è in questa
frase che si può riassumere l'essenza stessa di Diabolik. Con quella frase,
radicale e totale, egli si caratterizza per essere un oltreuomo della
solitudine, destinato a vivere solitario; la sola compagnia di Eva Kant non lo
riconcilia col mondo, ella condivide con lui quella solitudine e lo affianca
nella sua lotta romantica contro il mondo medesimo.
Un anti-eroe mascherato di nero che cela il proprio
volto quando agisce con la complicità dell'oscurità, temuto dalla polizia tanto
quanto dalla malavita stessa, che nasconde (sotto la caratteristica calzamaglia)
una propria personalità brillante, geniale indubbiamente forte, attratta
soprattutto dalla sfida continua che egli vive in ogni colpo che mette a segno;
pur restando un criminale, egli rappresenta una figura positiva in quanto segue
un proprio CODICE ETICO, che lo porta ad essere fedele a determinati principi
distanziandolo dalla bassa criminalità in cerca solo di facili guadagni.
Un Don Chisciotte moderno con un proprio, ed
indubbiamente controverso, modo di agire che lo porta ad essere perseguitato
dalla Polizia e divenire una sorta di mitologia nello Stato in cui vive, CLERVILLE;
qui la pena di morte non esiste, eppure i gendarmi della legalità gli promettono
la ghigliottina, quale punizione esemplare contro un "criminale di tale genere".
E'la lotta dell'individuo contro
il nulla della società moderna. La sua battaglia è contro il nichilismo che
attanaglia l'uomo, contro la mancanza di ideali e di obiettivi verso i quali
aspirare; egli non è l'eroe americano liberatore o salvatore del mondo. Non
lotta per il trionfo del Bene sul Male ed anzi si sottrae a questo dualismo,
mettendo a nudo la cruda realtà dei fatti dove anche i c.d. "buoni" poi
perseguono i propri interessi personali: Diabolik è l'io empirico hegeliano che
cerca di innalzarsi verso l'assolutezza, scavalcando ogni concezione di buono,
giusto e corretto.
La sua scalata al cielo è
portata con ogni mezzo. Nobili, mafiosi, ricchi imprenditori, sono le sue
vittime preferite che colpisce facendosi beffe della legge, quella legge che
vorrebbe bloccarlo forse invidiosa della sua libertà mentale oltre che
materiale; ed in questa battaglia folle contro il mondo, trova un rivale degno,
che non manca di rispetto e che onora come un buon legionario farebbe verso il
proprio opposto nemico in battaglia: l'ispettore Ginko.
Diabolik sfida il mondo in tutte le sue
contraddizioni, nei suoi formalismi e gesti ipocriti. Sfida la sua apparente
giustizia suprema, colpendo il cuore del sistema. Non è un buono, non è il
cattivo...è diabolico!
VERBALE D'INTERROGATORIO
Rapporto
sull'attività del criminale DIABOLIK
nome e indirizzo dell'interrogatorio: Angela e Luciana Giussani
Alle ore 10 del 6/10/1974 si sono presentate di loro spontanea volontà presso
cotesto ufficio le sorelle Angela e Luciana Giussani, e hanno chiesto di
conferire con l'ispettore Ginko.
dopo essersi autodefinite "autrici di Diabolik", hanno insistito per essere
sottoposte ad un immediato interrogatorio.
Angela e Luciana Giussani A DOMANDA RISPONDONO:
D.: com'è nato Diabolik?
R.: come logico sviluppo del "feuilleton" francese del secolo scorso, da
fantomas a rocambole...
D.: ... e perchè nasce?
R.: come reazione al perbenismo imperante nel mondo del fumetto, e non
solo in quello, negli anni sessanta. Un angelo scacciato dal paradiso del
consumismo solo perchè ribelle, un diavolo vituperato solo perchè imndifferente
agli obblighi formali, anche a quelli del suo ruolo di diavolo, appunto...
D.: la Vs/ risposta non è chiara...
R.: in un mondo sterilmente diviso tra "buoni" e "cattivi", tutti con le
loro belle virgolette, Diabolik è un "cattivo" giusto, corretto, umano.... e
allora, forse, non è un "cattivo", è solo diverso, e chissà mai quanti cattivi
tra virgolette non sono che dei diversi...
D.: allora è un "buon cattivo"?
R.: Diabolik non può rientrare, neppure come eccezione, in una
schematizzazione borghese: Diabolik è un uomo libero. Per questo, quando più è
se stesso, ha solo una tuta e un pugnale: l'uomo nudo che affronta il suo nemico
senza temere di guardarlo negli occhi, senza sentire il bisogno di avere un
bottone o un "timer" a fargli da intermediario, a pulirgli almeno lo strato
superficiale della coscienza...
D.: ma questo è falso! Diabolik fa anche uso di tecnolegie raffinate, di
trucchi avveniristici!
R.: forse il vostro ruolo di poliziotto vi ha fatto dimenticare che
l'intelligenza, la creatività sono parte integrante di un uomo: non si può
accusare Diabolik di tradire la sua essenza di uomo quando applica il proprio
genio...
D.: allora noi, i poliziotti, saremmo inumani!?
R.: non esattamente: avete solo, qualche volta, dimenticato di essere
uomini. Lo stesso ispettore Ginko, sempre, trascura i propri rapporti umani....
si riscatta solo perchè non dimentica mai che gli altri, le persone che gli
stanno di fronte, avversari o colleghi, sono uomini. Ginko è il simbolo
dell'uomo che viene castrato dal suo ruolo, non dalla sua essenza. Ginko è un
Diabolik che non ha ancora fatto il salto. La sua vita sentimentale ne è la
prova.
D.: cosa volete insinuare?
R.: vogliamo solo constatare come un Diabolik sia un uomo sessualmente
felice, come la sua unione con Eva sia perfetta proprio perchè lui, l'uomo, è se
stesso sempre, e quindi la sua compagna lo capisce, lo affianca... questo non
può succedere con un uomo che è prima il proprio personaggio.... Altea è
profondamente infelice, nevrotizzata dalle contraddizioni tra l'uomo che ama e
l'uomo-ispettore di polizia....
D.: come potete affermare che Diabolik abbia un'unione felice anche
fisicamente se mai è stato possibile conoscere la sua vita intima?
R.: questo è falso. Noi ignoriamo come Diabolik faccia l'amore con Eva
esattamente come ignoriamo i suoi gusti culinari: il sesso viene gridato,
pubblicizzato, esasperato solo da chi, infantilmente, lo considera
traumatizzante.
Una vita a due perfetta comprende l'erotismo con naturalezza come lo sfamarsi o
il dormire. Un rapporto paritario fondato su un'intesa completa e, a questo
punto, istintivamente perfetta, non ha bisogno di caricarsi gridando i propri
successi. Solo i sessualmente frustrati sentono la necessità di raccontare al
pubblico le proprie imprese erotiche.
D.: Diabolik vive, con Eva, in un perenne isolamento.... questo non è
forse un sintomo di nevrosi, e quindi di castrazione?
R.: Diabolik vive pienamente il mondo che lo circonda e le sue ultime
imprese, le problematiche che ha dovuto affrontare(gli ospedali psichiatrici, il
terzo mondo, le assurdità burocratico-giudiziarie) lo confermano.
Diabolik si evolve, è sempre più cosciente di una realtà che va molto oltre i
diamanti che ruba o ladri che voi inseguite!
Questa realtà è Clerville, una città del nostro occidente capitalista ove la
ricchezza è ostentata, dove i ricchi sono quelli di Torino, Parigi o New York.
Questa ricchezza che produce ricchezza, questo denaro padre e figlio di se
stesso non è diabolik, anzi si trasforma non appena cade nelle sue mani. Egli
non appare mai come l'uomo ricco, cioè in positivo rispetto a qualcosa che
possiede, ma come "ladro", cioè in negativo rispetto al denaro altrui. Se fosse
un eprsonaggio reale certo dovrebbe spiegare, rendere conto di dove mette i
soldi, ma è un personaggio fantastico e noi lo giudichiamo solo da quanto
possiamo vedere. All'interno della creazione romanzesca vale la regola: ciò che
non si vede non esiste.
D.: perchè Diabolik non ha figli?
R.: i figli hanno un senso, in questo sistema, se si ha qualcosa da
lasciar loro: un nome, un capitale, una tradizione. Diabolik non ha un nome, è
nemico del capitale, contrario ad ogni schema e quindi a ogni tradizionalismo.
Essendo un personaggio fantastico può permettersi di essere coerente, e un
figlio di Diabolik non avrebbe senso.
D.: come e quando finirà Diabolik?
R.: Diabolik finirà di esistere solo il giorno in cui questa società non
avrà più bisogno di gente come lui per rilevare le proprie contraddizioni... un
giorno, quindi, che se anche vorremmo vicino per tutto ciò che questo
implicherebbe, è ancora lontano. Quand'anche prima di quel giorno Diabolik
smettesse di far parlare di sè, non si illudano i benpensanti: c'è un Diabolik
potenziale in ognuno di coloro che ogni giorno chinano la testa passando davanti
al padrone.
Tratto da "il librone rosso di Diabolik" Ed. Mondadori
Ringraziamo Lupo1982 ed Erika