VLADIMIR ILIC UIANOV
Lenin (pseudonimo di Vladimir Ilic Uianov) nasce nel 1870 a Simbirsk
(oggi Uianovks). Gli anni di studio e di adolescenza coincisero con uno dei
periodi più travagliati della storia sociale e politica della Russia, con il
governo zarista che, dopo l'uccisione dello zar Alessandro II nel 1881 da parte
dei populisti, si affretta ad annullare quelle limitate riforme che erano state
introdotte durante il decennio precedente.
Studia giurisprudenza presso la facoltà di Kazan', ma dopo poco tempo viene
espulso dall'università a causa di manifestazioni studentesche; decide allora di
continuare i suoi studi a San Pietroburgo, dove, nel 1883, fonda il primo nucleo
operaio russo.
Si avvicina allo studio del marxismo, e in particolare al "Capitale" di
Marx, poi nel 1893 si trasferisce a Pietroburgo entrando in contatto con il
movimento fondato da Plechanov, "Emancipazione nel lavoro". Movimento che
confluisce nel 1898 al Congresso di Minsk, nel partito operaio socialdemocratico
di Russia (POSDR). Lenin sempre sotto stretta sorveglianza politica, viene alla
fine arrestato e condannato a tre anni con la deportazione in Siberia.
E' qui che nel 1899, porta a compimento il suo primo saggio: "Lo sviluppo del
capitalismo in Russia", che rappresenta l'ennesima polemica contro i populisti,
iniziata nel 1894 con l'articolo " Che cosa sono "Gli amici del Popolo" e come
lottano contro i socialdemocratici ". Il nocciolo della questione era che i
populisti ritenevano che la Russia sarebbe passata dal feudalesimo al socialismo
(senza in pratica attraversare la fase dello sviluppo capitalistico), mentre
Lenin era del parere che l'agricoltura russa fosse di fatto già entrata nella
fase del suo sviluppo capitalistico. Senza contare che per Lenin la Russia
faceva parte dell'Europa (contrariamente a quanto pensavano altri
intellettuali), ed era quindi sottilmente intrisa di capitalismo.
Questo, in altri termini, significava che fosse già presente
nel tessuto sociale quella classe operaia indispensabile per guidare la
rivoluzione, spinta che non sarebbe mai potuta venire, a detta del teorico
russo, dalla sola classe contadina, esaltata da larghe frange rivoluzionarie.
Gli operai, insomma, sono per Lenin indispensabili per scatenare una reazione al
capitalismo, soprattutto attraverso un lavoro effettuato da intellettuali
"organici" che fossero in grado di rendere consapevole questa classe circa le
sue reali condizioni di sfruttamento. E' questa, in sostanza, l'opzione
rivoluzionaria che prenderà il nome di "bolscevismo". Al successivo congresso
del partito socialdemocratico russo, tenutosi a Londra nel 1903, il partito si
spaccò in due fazioni; quella maggioritaria (bolscevica) capeggiata da Lenin e
quella minoritaria (menscevica) capeggiata da Plechanov e altri.
Nel 1901 emigra in Svizzera, dove fonda un periodico intitolato "Iskra"
("La scintilla"): lo scopo è quello di guidare e organizzare all'estero le lotte
e le agitazioni degli operai russi. Lenin intendeva creare l'organizzazione del
partito con una struttura fortemente centralizzata alla quale non sarebbero
state ammesse le masse popolari. La divisione interna si approfondì in occasione
della rivoluzione del 1905, scoppiata a seguito alla sconfitta inflitta dai
Giapponesi ai Russi. I menscevichi intendevano lasciare la guida della
rivoluzione alle forze della borghesia liberale russa, mentre Lenin pur
riconoscendo il carattere democratico-borghese della rivoluzione, sosteneva che
essa dovesse essere capeggiata dalla classe operaia e dai contadini, giudicando
che la borghesia russa, per la sua debolezza, sarebbe stata incapace di portare
la rivoluzione sino all'abbattimento dello zarismo e avrebbe sempre ripiegato su
un compromesso con la monarchia e con l'aristocrazia terriera.
Dopo il fallimento della rivoluzione del 1905 (conclusasi in un bagno di
sangue), le polemiche fra bolscevichi e menscevichi si inasprirono sempre di
più, con questi ultimi sempre più propensi ad identificarsi ed aderire ai
movimenti di "revisione" del marxismo rivoluzionario. La rottura definitiva
giunge a compimento nella II Internazionale, in concomitanza con lo
scoppio della prima guerra mondiale. Lenin, infatti, punta a trasformare quella
che interpreta come "guerra imperialista" in una "guerra civile", vedendo in
questo uno degli aspetti positivi della guerra in sè e per sè. In buona sostanza
insomma, per Lenin quella poteva essere un'occasione propizia per mettere
finalmente in pratica le sue idee rivoluzionarie, cercando di trasformare la
guerra in rivoluzione. I moti russi del '17 possono considerarsi il successo
annunciato di questa precisa prospettiva.
Ad ogni modo, quando scoppia la Rivoluzione in Russia, nel febbraio del 1917
appunto, Lenin era ancora esule in Svizzera. Rientrato a Pietroburgo traccia il
programma per l'abbattimento del governo liberal-democratico nel frattempo
salito al potere e per il passaggio della rivoluzione alla sua fase socialista.
Nei successivi mesi compone la famosa opera "Stato e Rivoluzione", poi
guida l'insurrezione di Ottobre che si conclude con la formazione del primo
governo sovietico da lui capeggiato. Gli anni successivi sono quelli della
costruzione del nuovo stato comunista e dei forti contrasti con Stalin, che
Lenin non può più avversare ma di cui ha già presagito la pericolosità (celebre
è lo scritto "Quello Stalin è pericoloso"). Gravemente ammalato muore il 21
gennaio del 1924, all'età di 54 anni.
Su internet si parla molto di Lenin ma vi segnaliamo qui alcuni siti dai quali potrete direttamente leggere cosa scriveva il rivoluzionario russo.
STATO E RIVOLUZIONE
http://www.marxists.org/italiano/lenin/1917/stat-riv/index.htm
http://www.cronologia.it/storia/a1917x.htm
LA RIVOLUZIONE RUSSA
http://www.cronologia.it/mondo24b.htm
I PRIMI ANNI DI GOVERNO BOLSCEVICO