GIUSEPPE MAZZINI

Nasce a Genova il 22 maggio del 1805, da padre
ex-giacobino e professore universitario; nel 1820 a soli 15 anni, viene ammesso
all'Università dove prima inizia gli studi in medicina(come il padre) poi invece
si dedica alla Giurisprudenza. Nel 1827 ottiene la laurea in Jure Utroque ed si
inserisce negli ambienti della Carboneria. Egli si riteneva un rivoluzionario
diverso da molti altri in quanto concepiva la rivoluzione non come
rivendicazione di diritti individuali non riconosciuti bensì come un dovere
religioso da attuare in favore del popolo.
A tal fine aderì alla Carboneria, per la quale svolse incarichi vari di
carattere organizzativo in Liguria e in Toscana.
Nel 1828 Collabora, con una decina di articoli e varie note bibliografiche, all'"Indicatore
genovese". Questo giornale, la cui nuova serie era iniziata il 28
maggio, viene soppresso dal governo Piemontese.
Nel 1829 Collabora all'"Indicatore livornese". L'Indicatore Genovese e l'Indicatore Livornese, erano due giornali che si professavano letterari, presto soppressi dalla polizia sabauda e toscana, perché in essi la ragione letteraria non era che una copertura, peraltro poco nascosta, dell'intenzione politica. Si sposta molto per diffondere le proprie idee politiche e per trovare nuovi aderenti alla Carboneria, nel 1830 viene denunciato alla polizia di Genova ed arrestato in novembre: rimane chiuso nella fortezza di Savona fino ai primi mesi del 1831 quando viene liberato per mancanza di prove; tuttavia gli si indica di dover scegliere tra il confino e l'esilio. Egli sceglie l'esilio e si reca a Ginevra dove incontra alcuni esuli.
Rientrato in Francia passa a Lione e vi trova alcuni proscritti italiani; fonda a Marsiglia la Giovine Italia, che ha come sottotitolo "Serie di scritti intorno alla condizione politica, morale e letteraria dell'Italia, tendenti alla sua rigenerazione". si propone di costituire la Nazione " Una, Indipendente, Libera, Repubblicana". che si propone di costituire la Nazione " Una, Indipendente, Libera, Repubblicana". Ma fa comunque stampare una lettera aperta a Carlo Alberto, appena salito al trono per esortarlo a prendere l'iniziativa della riscossa italiana.
Mazzini si rende conto come per realizzare i valori emersi
nella Rivoluzione Francese(uguaglianza, fratellanza, libertà), era necessario
uno Stato Repubblicano che si contrapponesse al Monarca fino alla sua cacciata;
ma lo stesso Re, Vittorio Emanuele II scrisse una lettera di risposta al
programma repubblicano di Mazzini ribadendo la propria posizione e affermando un
proprio amore per la patria che va oltre ogni posizione politica. E' una
situazione particolare poichè siamo in pieno 1859 ed i fermenti unitari si fanno
sentire sempre più forti alla vigilia della spedizione dei Mille, guidata da
Garibaldi e manipolata dal Re.
Nonostante fosse accolto nella I Associazione Internazionale dei Lavoratori come
rappresentante dell'Italia Mazzini non riuscì mai a comprendere la lotta
di classe e ne fa prova il suo irriducibile antimarxismo e la sua continua
opposizione ai movimenti socialisti (lotta contro la stessa I Internazionale e
sconfessione della Comune); altrettanto problematici furono i rapporti con le
società segrete guidate da Filippo Buonarroti che avevano la loro forza nel
numero e nei legami con i gruppi contadini attratti dal programma collettivista.
Mazzini tentò un'alleanza con i Buonarrotiani (1832), ma la loro lotta di classe
ed il loro attaccamento all'Ottantanove francese produssero ben presto la
rottura (1833) privando i mazziniani di ogni influenza sulle masse operaie e
contadine.
Egli si rendeva conto di come la Carboneria non potesse in
alcun modo condurre il popolo italiano al riscatto per diversi motivi legati ad
una mancanza di un'azione unitaria e di visione nazionale del problema politico
italiano e di una eccessiva fiducia nei sovrani locali e stranieri; ma
soprattutto l'incertezza nel programma e la sua mancata diffusione presso
i più diversi strati sociali anche per mezzo della stampa con la conseguente
assenza del popolo dai moti rivoluzionari.
E' sulla base di queste convinzioni che Mazzini aveva creato a Marsiglia la Giovine Italia: "giovine" perché destinata a fondarsi soprattutto sull'entusiasmo rivoluzionario dei giovani e non più sui sottili calcoli politici delle vecchie generazioni; "Italia" perché espressione di un movimento unitario a base nazionale, interprete dei bisogni e delle speranze di tutta la penisola. La Giovine Italia si definiva "associazione tendente anzitutto a uno scopo di insurrezione, ma essenzialmente educatrice fino a quel giorno e dopo quel giorno", e perciò era necessario che il suo programma venisse diffuso il più ampliamente possibile, venisse "gridato dai tetti", affinchè esso fosse chiaro in tutti i suoi punti.La clandestinità, della quale le precedenti sette si compiacevano, rimaneva ovviamente necessaria per gli aspetti organizzativi dell'associazione, per i nomi degli aderenti, ma doveva cessare completamente per quanto riguarda appunto i propositi e i fini della Giovine Italia.
L'importanza attribuita all'educazione non deve far pensare a un atteggiamento
accademico e libresco, perché al contrario la formula mazziniana "pensiero e
azione" mira appunto a sottolineare il legame fra la maturazione morale e
l'impegno nella lotta, condannando ad un tempo ogni cultura puramente
intellettualistica.
Fare dell'Italia con una "rivoluzione di popolo" una nazione saldamente unita,
indipendente dallo straniero, libera nei suoi ordinamenti e sovrana, padrona
cioè di sé e del suo destino; fondare una repubblica basata sul suffragio
universale, in quanto solo il popolo, senza distinzione di classe, di ricchezza
o di religione, è sovrano e ha quindi diritto di autogovernarsi; lottare per un
sistema sociale migliore sulla base di una più giusta distribuzione delle
ricchezze; rinnegare il predominio di una nazione sull'altra e contribuire
invece al pacifico progresso di tutta l'umanità.
La presenza di Mazzini - che sul piano dei fatti fu in un certo senso il grande sconfitto del Risorgimento - fu essenziale e determinante per la realtà italiana, infatti egli non seppe solo creare una coscienza di "popolo" e di "patria" presso tutte le classi sociali, ma seppe anche essere nei paesi europei il simbolo stesso del nostro Risorgimento e dell'assoluta necessità di dare ai problemi italiani una soluzione adeguata.
La propaganda mazziniana ebbe ampia diffusione in Toscana, negli Abruzzi, in
Sicilia, ma soprattutto in Piemonte e in Liguria, dove raccolse vaste adesioni,
specialmente negli ambiti militari degli ufficiali inferiori e dei
sottufficiali. Appunto in queste ultime regioni, che gli erano meglio note, il
Mazzini avviò nel 1833 il suo primo tentativo insurrezionale, che avrebbe dovuto
trovare i suoi centri di iniziativa a Chambèry, Torino, Alessandria e Genova. La
stessa vastità della congiura e i metodi assai più aperti della "Giovine Italia"
permisero però al governo sabaudo di venirne a conoscenza ancora prima che essa
venisse attuata, e poichè Carlo Alberto si vide minacciato proprio dalla fedeltà
dell'esercito, che secondo tradizione doveva essere strumento fedele della
politica regia, la repressione fu spietata e feroce: ventisette condanne a
morte, di cui dodici eseguite; un centinaio di condanne a pene carcerarie di
diversa entità; numerosissimi esili, volontari o obbligatori.
Queste vittime, e specialmente il ricordo del Ruffini, pesarono a lungo nell'animo di Mazzini, il quale, alcuni anni dopo, verrà assalito dal dubbio di averle sacrificate inutilmente ad un'idea orgogliosa ed arbitraria.
Intanto la "tempesta del dubbio" (che del resto fu superata in considerazione
del significato religioso o della missione cui egli si era impegnato) non
interruppe l'attività del Mazzini. Nel 1834 l'insurrezione, fallita l'anno
prima, venne ripresa: dalla Svizzera un gruppo di italiani avrebbe dovuto
penetrare in Savoia ed appiccare l'incendio della ribellione; da Genova il
segnale della rivolta sarebbe stato dato da Giuseppe Garibaldi, ardente
affiliato della "Giovine Italia", che si era arruolato nella marina sarda
appunto allo scopo di diffondervi le nuove idee repubblicane e patriottiche. A
capo delle colonne provenienti dalla Svizzera fu posto un reduce
dell'insurrezione polacca del 1830-31, Girolamo Ramorino, il quale in questa
occasione diede pessima prova, guidando la spedizione senza entusiasmo, dopo
aver sperperato i fondi di cui disponeva.
Un gruppo venne fermato dalle truppe svizzere prima ancora di aver varcato i
confini del Regno di Sardegna; altre due schiere, non sostenute dalle
popolazioni, furono facilmente disperse dalle pattuglie di Carlo Alberto.
Nel maggio del 1834 a Soletta viene arrestato e poi viene esiliato dalla Dieta di Svizzera(esilio a vita!); si sposta così a Parigi ma anche anche lì viene arrestato e rilasciato subito con la condizione che vada in Inghilterra: giunge così nel gennaio 1837, a Londra. Ridotto in miseria, sopravvive con i compensi che ottiene collaborando a giornali e riviste londinesi; nonostante ciò non si abbatte e riesce a ricostituire nel 1840 la Giovine Italia in diverse regioni della penisola(soprattutto in Sicilia): ma vive un periodo di grande sconforto poichè ai suoi sforzi non corrisponde la risposta del popolo che si aspettava.
Gli fu spiritualmente accanto la madre che lo incitò a
proseguire fino in fondo tanto che Mazzini infaticabile fondò appunto la
"Giovine Europa" (il progetto era tuttavia troppo ambizioso perché potesse dare
frutti concreti) e organizzò a Bologna nel 1843 un altro moto che fece appuntare
su di essa l'attenzione su due giovani ufficiali della marina austriaca
recentemente convertiti al mazziniasesimo: il 25 luglio a Rovigo (Cosenza),
della spedizione dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, sconsigliata da
Mazzini. Purtroppo anche questo moto ebbe esito negativo.
Il 9 febbraio 1849, è proclamata la Repubblica Romana. Goffredo Mameli telegrafa
a Mazzini: "Roma Repubblica, venite!". Arriva a Roma "trepidante e
quasi adorando"e viene nominato triumviro. Ma già a giungo, di fronte
all'impossibilità di resistere oltre in Roma, respinta la sua proposta di uscire
con l'esercito e trasferire altrove la guerra, si dimette con gli altri
triumviri perché dichiara di essere stato eletto a difendere, non ha sotterrare
la Repubblica. Entrati i nemici, parte per Marsiglia. Si reca
quindi a Ginevra e successivamente a Losanna.
Vive tutto il 1850 nascosto in Svizzera, costretto dalle persecuzioni
poliziesche a spostarsi continuamente. Nel luglio è a Londra. Fonda nella
capitale inglese la società "Amici d'Italia" per estendere simpatie alla causa
nazionale, poi di nuovo in Svizzera.
Tentativi insurrezionali contro gli austriaci a Mantova nel 1852 (che comportò
nove condanne a morte), e il 6 febbraio del 1853 a Milano è subito repressi e
offrì al governo austriaco l'occasione per sequestrare i beni dei patrioti
lombardi emigrati in Piemonte.
Nel 1855 si oppone alla adesione del Piemonte al trattato di alleanza con
l'Austria e alla spedizione di Crimea.
Nel 1857 ritorna a Genova nel maggio per preparare con Carlo Pisacane
l'insurrezione che dovrebbe poi scoppiare nel capoluogo ligure. La polizia non
riesce ad arrestare Mazzini che, per la seconda volta, sarà condannato a morte
in contumacia.Nel giugno del 1858, scrive una vivacissima lettera a Cavour per
protestare contro i giudizi espressi dal grande ministro nel discorso alla
Camera del 16 aprile sul movimento mazziniano.
A Londra, nel febbraio del 1859 è firmata da 152 repubblicani una
dichiarazione scritta Mazzini contro la guerra a l'Austria in alleanza con
Napoleone III. Escluso dall'amnistia concessa all'inizio della guerra. In
agosto si reca clandestinamente a Firenze: è tollerato dal ministro Ricasoli.
Poi parte da Londra per l'Italia, sperando di raggiungere
Garibaldi per l'impresa dei Mille. Arriva a Genova e qui si ferma. Cospira perché si attende l'insurrezione Toscana fino
al sud, dove trionfa l'impresa garibaldina.
Nel 1861 un'adunanza di mazziniani e garibaldini trasforma i comitati di soccorso a Garibaldi per la Sicilia e Napoli in comitati di provvedimento per Venezia e Roma, di nuovo mutati in Associazione Emancipatrice Italiana. Esce nel dicembre a Milano, presso l'editore Daelli il primo volume dei suoi Scritti editi ed inediti. 1862.
Nel febbraio 1863, per mezzo di Demetrio Diamilla Müller, è in relazione con Vittorio Emanuele II per affrettare la liberazione del Veneto.
Nel Francesco Crispi pronuncia alla Camera un discorso, nel quale afferma che la sua bandiera è "Italia e Vittorio Emanuele" e che "chi solleva un'altra bandiera non vuole l'unità d'Italia". Mazzini gli risponde nel dicembre con una lunga lettera.
Tra il 1865 e il 1866 stabilisce relazioni con la Permanente, raggruppamento di parlamentari liberali Piemontesi, riprendendo il progetto per la liberazione del Veneto, ma il modo come viene condotta e conclusa la guerra del 1866 lo disillude e lo fa ritornare al lavoro puramente repubblicano. Con 181 voti contro 107, la Camera dei Deputati annulla la sua elezione nel collegio di Messina, perché condannato a morte nel 1858 per i moti genovesi. Nel settembre detta le norme dell'Alleanza Repubblicana Universale.
A Lugano, nel dicembre 1868 , convoca i rappresentanti repubblicani per considerare la situazione in vista del congiungimento di Roma all'Italia. Ai primi di gennaio del 1870 giunge a Genova, poi ritorna a Lugano; rientra in Italia. In agosto parte per la Sicilia sperando in un movimento insurrezionale, ma viene subito arrestato come mette piede a Palermo ed incarcerato al forte di gaeta; esce di prigione pochi mesi dopo grazie ad un'amnistia e riprende i suoi viaggi tornando prima a Lugano e poi di nuovo a Londra. Giunge nel 1872 a Pisa, quasi clandestinamente, e lì vi morirà il 10 marzo.