«La democrazia è il più grande pericolo sociale per tutte le classi,
e specialmente per quelle povere»
Georges Sorel

GEORGES SOREL

Nato nel 1847 a Cherbourg  e morto nel 1922 a Boulogne-sur-Seine giornalista e uomo politico francese. Terminati gli studi all'Ecole Polytechnique di Parigi, lavorò in Algeria come ingegnere civile sino al 1891. Appassionato socialista, divenne poi l'indiscusso leader e il principale teorico del movimento sindacalista rivoluzionario. Si occupò a lungo di questioni filosofiche, la sua fama è però legata al dibattito sul revisionismo marxista, aperto nel 1896 da Bernstein, e alla sua successiva interpretazione volontaristica e antipositivistica del socialismo. Nel 1898, sotto l’influsso di Croce, prese ad appoggiare il revisionismo. Nei primi anni del ‘900 divenne il maggior teorico del sindacalismo rivoluzionario, tentando (tra il 1905 e il 1908) di recuperare la sostanza rivoluzionaria del socialismo.

Nelle Riflessioni sulla violenza (1908) Sorel pronunciò un giudizio negativo sull'accettazione da parte dei socialisti della logica parlamentare e democratica; a suo parere, i capi del partito non facevano altro che collaborare al rafforzamento dello stato e, invece di puntare alla sua distruzione, miravano semplicemente a sostituire i borghesi alla guida dell'apparato repressivo. Al proletariato non restava altra via, per la conquista del potere, che il ricorso alla violenza; nel suo lessico il termine non significava tuttavia il semplice uso della forza, ma la capacità di creare una nuova morale e una nuova ideologia rivoluzionaria e il tratto più originale della teoria stava nell'identificare il mezzo della presa del potere nello sciopero generale.

Dopo il 1909 abbandonò il sindacalismo e si avvicinò al movimento monarchico protofascista di Action Française. All'epoca della rivoluzione russa appoggiò con fervore il rilancio del comunismo internazionale, scrivendo ripetutamente in favore delle iniziative di Lenin. Le sue idee hanno esercitato una rilevante influenza su alcuni uomini politici; lo stesso Mussolini riconobbe più volte il suo debito nei confronti di Sorel.