BOBBY SANDS:
UN MITO PER L’EUROPA
Il poeta antiusurocratico americano Ezra Pound, il giovane suicida di Praga Jan
Palach, il comandante afghano Massud… importanti personaggi del XX secolo,
discussi ed esaltati a seconda delle passioni politiche, modelli ideali di
pensiero-azione;
ad essi si aggiunge di diritto l'irlandese Bobby Sands, che risulta forse il
meno conosciuto,
pur avendo svolto un ruolo fondamentale nella lotta di liberazione
nord-irlandese. Chi era,
dunque, questo giovane ribelle, le cui gesta eguaglieranno quelle dei mitici
bardi-guerrieri
della tradizione celtica?
Nato il 9 marzo 1954 a Rathcole, un quartiere misto a maggioranza lealista nella
parte nord
di Belfast, Robert Sands condusse una vita "normale" fino all'età di 10 anni,
quando insieme
alla sua famiglia fu costretto a lasciare la propria casa di Abbots Cross a
causa delle continue
intimidazioni. Nel 1968 iniziarono per Bobby anche le persecuzioni sul posto di
lavoro, finchè
nel ‘72, a causa delle minacce di morte ricevute dalla famiglia, fu nuovamente
indotto a lasciare
la sua abitazione di Doonbeg Drive. Erano quelli gli anni peggiori per i
cattolici dell'Ulster,
lo stato artificiale creato da Sua Maestà britannica nel 1920 per mantenere il
controllo della
parte più indusrializzata dell'isola, dopo che la guerriglia dell'IRA (Irish
Republican Army,
esercito di liberazione nazionale nato nel 1918, che costrinse l'Impero
britannico al ritiro da
quella che divenne la Repubblica d'Irlanda) l'aveva costretta alle trattative.
Delle 9 originarie
contee dell'Ulster, 6 furono ritagliate dagli inglesi al fine di garantirsi una
maggioranza protestante:
Antrim, Down, Derry, Armagh, Tyrone e Fermanagh. Fallita la "campagna dei
confini" (1956-1962),
attacchi improvvisi che i militanti dell'IRA conducevano contro le truppe di
frontiera inglesi,
la strada di una possibile liberazione armata fu abbandonata e la palla passò al
Movimento per
i Diritti Civili (l'Ira vendette praticamente tutto il suo arsenale bellico
all'Esercito di Liberazione
del Galles). La Civil Rights Association era un movimento popolare e apartitico
che non si batteva
per lo smantellamento dello Stato delle 6 Contee, ma solo perchè al suo interno
venissero introdotti
i diritti civili elementari: il diritto di voto per ogni cittadino, il diritto a
una casa e a un lavoro,
l'abrogazione della legislazione d'emergenza in vigore dal 1921 e la messa al
bando dei famigerati
B-Specials (un corpo ausiliario della RUC formato nel 1920 reclutando tra lo Uvf
– Ulster Volunteer
Force, protestante, nato nel 1912 - che si rese responsabile di numerosi omicidi
settari, contribuendo
secondo i disegni inglesi a trasformare una guerra di liberazione in una guerra
civile). Per capire meglio
la situazione leggiamo i punti dello Special Powers Act emanato nel 1922 dal
governo nord-irlandese: a)
Arrestare senza mandato; b) Imprigionare senza accuse specifiche o un regolare
processo, negando al
fermato la possibilità di ricorrere ad un tribunale o all'Habeas Corpus; c)
Entrare e perquisire edifici
ed abitazioni senza mandato e con la forza in qualsiasi momento del giorno e
della notte; d) Dichiarare
il coprifuoco e impedire incontri, assemblee, fiere, mercati e processioni; e)
Autorizzare la fustigazione
come forma di punizione; f) Negare la possibilità di essere giudicati da una
giuria; g) Arrestare persone
che potrebbe essere utile esaminare come possibili testimoni; h) Compiere
qualsiasi atto che costituisca
un'interferenza nei diritti di una proprietà privata; i) Impedire gli incontri
tra una persona imprigionata
senza processo e i suoi parenti o consiglieri legali; l) Proibire l'apertura di
un'inchiesta in seguito alla
morte di un prigioniero; m) Arrestare chiunque che con la parola diffonda
notizie false e faccia
dichiarazioni false; m) Proibire la diffusione di qualsiasi giornale; n) Vietare
il possesso di qualsiasi
film o disco; o) Vietare l'erezione di qualsiasi monumento o targa ricordo; p)
Esaminare liberamente
i conti correnti di qualsiasi banca; q) Arrestare una persona che compie
qualsiasi atto "mirante a
danneggiare la conservazione della pace e dell'ordine in Irlanda del Nord". Una
lunga serie di marce
e pacifiche manifestazioni, supportate anche da una parte dei protestanti, stava
cercando di scuotere
dall'interno il Regime unionista, fondato sulla discriminazione sistematica dei
cattolici sia nei luoghi
di lavoro sia nell'assegnazione degli alloggi. Proprio queste limitazioni
impedivano a gran parte della
popolazione nord-irlandese l'esercizio del diritto di voto. Tramite il sistema
del Gerrymandering,
infatti, la liberaldemocratica Inghilterra si assicurava una maggioranza
protestante-lealista anche
nelle aree cattoliche. Clamorosa era la situazione della città di Derry
(ribattezzata speciosamente
dagli inglesi Londonderry); sebbene i cattolici fossero il doppio dei
protestanti, essa venne suddivisa
in 3 collegi con tutti i rappresentanti nazionalisti (i cattolici repubblicani)
raggruppati all'interno di
un'unica circoscrizione, mentre gli unionisti controllando le altre 2 erano in
grado di dominare il City
Council. Tutto ciò non bastava però all'estremismo protestante, le cui punte
avanzate erano rappresentate
da 2 forze: la Massoneria (in particolare l'Ordine di Orange)e la RUC (la
polizia coloniale britannica
composta al 90% da protestanti). A partire dalla seconda metà degli anni ‘60
bande armate di lealisti
e di B-Specials, infastiditi dalla messa in discussione del regime unionista
portata avanti dal Movimento per i Diritti Civili, cominciarono ad attaccare
militarmente i quartieri cattolici in tutto il Nord-Irlanda.
Migliaia di case bruciate, 25.000 famiglie e 75.000 irlandesi si ritrovarono
profughi sulla loro stessa
terra, in quello che fu il più grande esodo di popolazione in Europa, dopo la
cacciata dei tedeschi dalla
Germania orientale alla fine della II Guerra Mondiale. Il massacro di Derry del
1972 (14 civili cattolici
furono uccisi dai paracadutisti inglesi che spararono sulla folla dei
manifestanti pacifisti; recente è il
film: "Bloody Sunday") rappresentò il culmine: l'IRA tornò ad organizzarsi e i
volontari vi affluirono a
fiumi, tra essi Bobby Sands. Il quartiere di Twinbrook, nella periferia ovest di
Belfast dove era stato
costretto a rifugiarsi, si presentava appunto come un'enclave di profughi e dava
ospitalità alle tante
famiglie cattoliche cacciate dalle zone nelle quali vivevano in precedenza.
Nell'IRA Bobby andò a
ingrossare le fila dell'ala Provisional, la componente nazionalista
maggioritaria dell'Esercito Repubblicano
Irlandese che in quegli anni aveva espulso e poi combattuto l'ala minoritaria
marxista degli Officials,
contrari alla lotta armata. Nell'autunno del 1972 Bobby fu arrestato la prima
volta e venne condannato a tre anni e mezzo di reclusione per possesso di armi:
su un auto avevano infatti 1 pistola in 4…
La convivenza in carcere con esponenti di spicco del Movimento Repubblicano
quali Gerry Adams
(attuale presidente di Sinn Féin, il partito tradizionalmente vicino alle
posizioni dell'Ira, nazionalista
e socialista) e Brendan Mc Farlane (il leader della protesta in carcere dopo la
morte di Sands)
radicalizzò ulteriormente le convinzioni di Bobby, fino a renderlo un vero e
proprio soldato politico,
sia dal punto di vista strategico sia da quello culturale. La letteratura
riguardante i disumani trattamenti subiti dai repubblicani nelle carceri
britanniche è enorme e di essa fanno parte anche i cospicui rapporti ufficiali
stilati dalla European Cort of Human Rights e da Amnesty International. Uscito
dal carcere nel quale aveva peraltro sposato la sua fidanzata Geraldine (in
aspettava di un bambino), Bobby così dichiarò: <<Io non mi fermerò fino a quando
non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l'Irlanda non diventerà
una sovrana, indipendente, repubblica socialista>>. Dopo soli 6 mesi d'intensa
attività, durante
la quale era divenuto il leader repubblicano del quartiere di Twinbrook, Bobby
venne nuovamente arrestato in seguito a un violento scontro a fuoco con la RUC
nel quale rimasero ferite 2 persone. Trovato insieme a 3 suoi camerati in
possesso di 1 pistola, fu condotto al Centro d'interrogatorio di Castlereagh e
torturato. Dopo 11 mesi di carcere la Corte lo condannò a 14 anni di reclusione,
nonostante il giudice avesse ammesso non ci fossero legami accertati tra i 4
ragazzi arrestati e la sparatoria. Subito dopo la sentenza ci fu una rissa e
Bobby, persi anche i 6 mesi di remissione della pena, fu condotto nelle celle
d'isolamento della prigione di Crumlin Road e poi trasferito nei tristementi
famosi H-Blocks del carcere di Long Kesh (8 blocchi di cemento armato
all'interno dei quali erano rinchiusi i prigionieri repubblicani; isolati gli
uni dagli altri, i blocchi finivano per formare una lettera H). Qui già da
alcuni mesi centinaia di prigionieri repubblicani stavano conducendo la "blanket
protest": per protestare contro la mancata concessione dello status di
prigionieri politici i reclusi rifiutavano d'indossare le divise carcerarie e di
adeguarsi alle regole dell'istituto di pena. Dal marzo ‘78 essi passarono alla "dirty
protest", rifiutando di lavarsi, radersi e tagliarsi i capelli, svuotare i
buglioli contenenti i propri rifiuti organici. Le loro celle divennero così
delle squallide latrine. Anche in carcere la personalità di Bobby non tardò ad
affermarsi; di nascosto egli scrisse con un refill di penna biro sulla carta
igienica una serie di resoconti, che poi furono raggruppati nel suo mitico
diario intitolato: "Un giorno della mia vita". L'insegnamento del gaelico, che
aveva non solo lo scopo di riaffermare prepotentemente l'identità irlandese ma
anche quello di non farsi capire dai secondini, divenne una delle sue principali
attività. Finchè nel 1980, per scuotere l'opinione pubblica relativamente alle 5
richieste fondamentali dei prigionieri (diritto ad indossare i propri vestiti e
non l'uniforme carceraria; diritto a non essere costretti al lavoro carcerario;
diritto alla libera associazione con gli altri prigionieri durante l'ora d'aria;
diritto ad una visita e a una lettera o a un pacco la settimana; diritto alla
riduzione della pena, come previsto per i detenuti comuni),
Bobby decise insieme ad altri 7 camerati di avviare la più estrema delle
proteste: lo sciopero della fame. Dopo 53 giorni di digiuno, convinti di aver
trovato un accordo, i combattenti irlandesi decisero di
sospendere la protesta; ma dopo l'ennesima rottura delle trattative con il
governo inglese ripresero la
lotta l’1 marzo ‘81. Mentre era già al 40° giorno di sciopero della fame, Bobby
riuscì a farsi eleggere
deputato di Westminster nelle elezioni suppletive del 9 aprile, indette per
assegnare il seggio vacante
della circoscrizione Fermanagh/South Tyrone: 30.492 voti contro i 29.046
dell'avversario, malgrado
la propaganda unionista sostenesse che votarlo avrebbe significato appoggiare il
terrorismo e la violenza. Purtroppo la gioia per questo evento memorabile durò
poco: alle 01.17 del 5 maggio 1981 l'On. Bobby Sands morì. Si era scontrato con
la "fermezza" aguzzina del premier britannico Margareth Thatcher, che definì
Bobby e i 9 martiri che seguirono la sua sorte "criminali". Lo sciopero della
fame si concluse ufficialmente il 3 ottobre ‘81: 2 giorni dopo Londra soddisfò
tutte e 5 le richieste dei prigionieri repubblicani… Queste le ultime parole che
Bobby potè scrivere: <<…Non mi stroncheranno perchè il desiderio di libertà e la
libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutto i
il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo
sorgere la luna>>. L'esempio di Bobby ha ispirato e ispira tutt'oggi i militanti
irlandesi ed europei che lottano per la propria indipendenza, coloro che alle
lusinghe del materialismo liberalcapitalista preferiscono la dura
strada dello "spirito", la millenaria battaglia del "sangue contro l'oro". Nel
frattempo Robert Sands
siede nel Paradiso degli Eroi.
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STEFANO VERNOLE