TROTSKIJ


Nacque a Ivanovka (Ucraina) nel 1879 da una famiglia agiata famiglia israelita. Ciò gli diede la possibilità di studiare ad Odessa (1897), ove si legò ai circoli rivoluzionari locali, avvicinandosi alle teorie marxiste. Ma per la sua propaganda fu arrestato dalla polizia zarista (1898) e deportato in Siberia (1900), dove riuscì a fuggire (1902) sotto il falso nome di Trotzkij (così si chiamava un carceriere della prigione di Odessa) e si trasferì a Londra dove collaborò con Lenin alla redazione dell'Iskra(“La scintilla”).

Lì si mise in luce per le sue doti di implacabile polemista ed oratore. Al secondo congresso del Partito socialdemocratico russo tenutosi a Londra (1903) si allontanò da Lenin e dai bolscevichi, schierandosi con la corrente minoritaria dei menscevichi. Scoppiata, poi, la rivoluzione del 1905, tornò in Russia e divenne presidente del soviet di Pietroburgo, ma, arrestato, fu condannato alla deportazione a vita in Siberia (1907). Nel corso della fallita rivoluzione Trotzkij aveva intanto maturato la sua "Teoria della Rivoluzione permanente", esposta per la prima volta nell'opuscolo Bilanci e prospettive (1906). Evaso, riparò a Vienna (1908), dove lanciò, in qualità di direttore, il foglio politico Pravda (noto come Pravda viennese), titolo di cui si appropriarono più tardi i bolscevichi. Allo scoppio della prima guerra mondiale passò in Svizzera dove partecipò alla conferenza di Zimmerwald (1915). Si trasferì in seguito a Parigi, poi a New York, dove aveva fondato il giornale russo "Novyj Mir" (Nuovo Mondo).

Nel marzo 1917 si imbarcò per la Russia, ma ad Halifax (Canada) fu prelevato dalle autorità britanniche e internato. Rilasciato in maggio arrivò a Pietrogrado e, unitosi ai bolscevichi che lo elessero al Comitato centrale (luglio 1917), nel settembre vi divenne presidente del soviet.

Si schierò con Lenin sulla necessità di rovesciare il governo provvisorio con una sollevazione armata dei bolscevichi e si impegnò in una capillare opera di propaganda fra le masse di lavoratori e soldati. Infine diresse le operazioni della Rivoluzione d'ottobre. Fu commissario del popolo per gli esteri nel primo governo sovietico e condusse, dal dicembre 1917, i negoziati di Brest-Litovsk con la Germania.

Allorché i Tedeschi ruppero l'armistizio con i Sovietici (febbraio 1918) e Lenin accettò le loro condizioni, Trotzkij firmò il trattato di pace (Brest-Litovsk, 3 marzo 1918) e rassegnò le dimissioni. Presidente del consiglio rivoluzionario della guerra e commissario del popolo per la guerra, Trotzkij si dimostrò profondo esperto dei problemi militari e fu il fondatore dell'Armata rossa che animò e diresse durante il conflitto civile (1918-1921) contro le Armate bianche controrivoluzionarie. Sostenitore dei metodi autoritari del “comunismo di guerra” e della militarizzazione del lavoro, preoccupato dei pericoli di involuzione che la nuova politica economica (NEP) comportava, propose (1923) la pianificazione economica come unica via che consolidasse, attraverso un processo di industrializzazione accompagnato da una rapida collettivizzazione dell'agricoltura, il dominio del proletariato rispetto alla classe contadina.

Quando però Lenin si ritirò dalla politica attiva (maggio 1922), Trotzkij non riuscì a subentrargli direttamente. Entrò così duramente in conflitto con Stalin, fino ad essere  destituito dalla carica di commissario del popolo nel gennaio del 1925. Fu espulso quindi dal partito nel dicembre 1927 e confinato nel Kazakistan. Nel febbraio 1929 fu esiliato a vita dal territorio sovietico e si stabilì allora presso Costantinopoli dove attese alla stesura di vari scritti in difesa delle proprie tesi: La rivoluzione permanente (1930), La mia vita (1930) e Storia della Rivoluzione russa (1932). Passato nel 1933 in Francia, ne fu espulso nel 1935 e soggiornò quindi in Norvegia. Colà scrisse la Rivoluzione tradita (1937), i Crimini di Stalin (1937) e altri violenti opuscoli di denuncia dello stalinismo. Ben presto dovette lasciare anche la Norvegia e varcò l'Atlantico ritirandosi in una villa a Coyoacán, presso Città del Messico, trasformata in una specie di fortezza e costantemente sorvegliata da agenti privati e dalla polizia messicana per evitare eventuali attentati. Da qui continuò la sua accanita lotta contro Stalin attraverso il Bollettino dell'opposizione introdotto clandestinamente nell'Unione Sovietica; nel 1938 fondò la quarta Internazionale che raggruppò solo militanti trotzkisti, denominati bolscevichi-leninisti. Il 20 agosto 1940, mentre si trovava nel proprio studio, fu mortalmente ferito alla testa con una piccozza da Jacques Mornard (Ramón del Río Mercader), che era riuscito ad accattivarsi le sue simpatie, probabilmente su incarico di Stalin. Spirò il giorno successivo.