LA CROCE ED IL FUCILE
Anche la Colombia ha avuto il suo “Che Guevara”, molto meno famoso e idolatrato del medico guerrigliero argentino, ma con una “sua” storia tanto coraggiosa quanto singolare che vale la pena di essere ricordata.
Ancora oggi, a distanza di 37 anni dalla sua morte, introdurre in Colombia in una qualsiasi discussione, il nome di Padre Camilo Torres, vuol dire risvegliare accese e mai sopite passioni. Nelle facoltà universitarie colombiane qualche studente possiede ancora, a mo’ di reliquia, la prima pagina del quotidiano “El Espectador” del 15 febbraio 1966, che esibisce la foto del suo cadavere capelluto, barbuto e con un occhio maciullato. E ancora oggi, i cantastorie ambulanti di Bogotà, Cali, Medellin e Cartagena intonano, ogni tanto, le gesta del parroco guerrigliero. Ma chi era Camilo Torres?
Camilo nasce a Bogotà nel 1929, in una ricca famiglia dell’alta borghesia colombiana. Sino a 20 anni conosce la miseria del suo paese guardandola da lontano e dalla finestra della sua agiatezza. Iscrittosi alla Facoltà di Diritto all’Università di Bogotà, prende coscienza della violenza quotidiana, delle vergognose ingiustizie sociali, delle folle scatenate nelle strade e da lì in poi capisce da che parte deve stare. Fonda un piccolo giornale studentesco di denuncia e di lotta, tenta di organizzare un sindacato di lustrascarpe e… rompe un fidanzamento alle soglie del matrimonio… l’inquieto bisogno d’amore e di lotta di Camilo stenta a precisarsi. Alla fine è la Chiesa ad aprirgli le sue braccia, che si riveleranno troppo magre, dove farà soltanto una tappa.
Camilo è bello, ha grandi occhi teneri ed irrequieti e parla con parole che sanno scuotere dentro. La sua prima messa, nel 1954, attira nella Cattedrale di Bogotà, il meglio della mondanità colombiana. La sua celebrità continua ad affascinare, prima di preoccupare, le 24 famiglie che dominano il paese. Nel 1960 è titolare della cattedra di sociologia all’Università di Bogotà e a poco a poco il suo discorso s’indurisce: dalle riforme sociali passa alla rivolta, dalla rivolta alla rivoluzione, dalla rivoluzione alla lotta armata. La Chiesa colombiana, o meglio le alte gerarchie della Chiesa colombiana, comincia a trovare imbarazzante quel rampollo di buona famiglia che interpreta e predica il Vangelo a modo suo… gli ritirano l’incarico universitario, scatenando violente manifestazioni studentesche. Egli rivendica la tappa successiva: non vuole spretarsi, resta sacerdote, non uomo di Chiesa, di quella Chiesa con il suo nuovo “status”. Promuove un giornale (“Fronte Unito”), organizza incontri e dibattiti, tiene discorsi infuocati, scatena le folle e lascia dietro di sé una scia di teste rotte e galere piene, sperimentandole egli stesso, per un breve periodo, a Medellin.
Camilo Torres sta per diventare un simbolo per l’”altra” Colombia, la Colombia dei poveri, degli esclusi e dei guerriglieri. Gli inviti delle F.A.R.C., il gruppo guerrigliero di maggiore consistenza, si fanno pressanti: il posto di Camilo è con loro nella selva.
Quando nel 1963 decide di fare il grande e decisivo passo, egli sceglie però le bandiere nero e rosse dell’E.L.N. (Ejercito de Liberacion Nacional). L’E.L.N., all’epoca, sta appena cominciando il suo cammino di lotta armata, dipende da Cuba, che ogni tanto gli manda degli aiuti, ma fatica parecchio ad imporsi come movimento di guerriglia, per cui l’arrivo di Padre Camilo nei suoi ranghi è una vera e propria benedizione sia dal punto di vista dell’immagine che del proselitismo.
Il famoso Padre riparte da zero: diventando un semplice soldato, imparando a marciare in montagna e nella foresta, a maneggiare un fucile, a sparare… diventando, insomma, un guerrigliero. Ma è soprattutto con la parola che Padre Camilo Torres combatte. Gira incessantemente tutti i vari fronti di guerra, sempre braccato dall’esercito governativo, predicando la ribellione e la necessità della lotta armata. A decine, a centinaia si arruolano nell’E.L.N. dopo aver ascoltato la sua parola. Diventa una sorta di inafferrabile leggenda, e anche di pubblicità, per i propri compagni d’armi ed anche per gli altri gruppi di guerriglia.
Nel febbraio 1966 una delazione denuncia all’esercito un gruppo dell’E.L.N. che opera nella zona. Torres, che si trova casualmente su questo fronte, si unisce a questo gruppo. Le unità speciali dell’esercito si nascondono nel bosco e sparano: vengono uccisi tre guerriglieri, uno è Padre Camilo Torres. La croce al servizio degli ultimi è stata abbattuta da una pallottola.
Nei giorni e nei mesi a venire tutti si butteranno sul suo cadavere per rivendicarne il martirio, persino la Chiesa tenterà di appropriarsi della sua memoria e della sua opera. Ma per molti, moltissimi colombiani Padre Camilo Torres diventerà solo il simbolo del sacrificio contro l’oppressione e l’ingiustizia.

LOLLO

(tratto da “OTTO” Anno V Numero 4 Autunno 2003, pag. 6)

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