AMA L’ITALIA PIU’ DI TE STESSO,

PIU’ DEL MONDO E DEI TUOI AFFETTI,

PIU’ DELLA VITA TUA E DEI TUOI CARI,

SENZA LIMITAZIONE ALCUNA,

CON FEDE INCROLLABILE NEL SUO DESTINO.

SOLO COSI’ POTRAI MORIRE PER LEI,

SERENAMENTE E SENZA RIMPIANTI,

COME I MARTIRI CHE T’HANNO PRECEDUTO.

 

S.Ten.Arrico Paladini (dal carcere in Via Tasso) Maggio-Giugno 1944

 

 


 

 

[…]mi son fermato su quel ponte,e ho spinto gli occhi sin dove può giungere la vista;e percorrendo due argini di altissime rupi e di burroni cavernosi,appena si vedono imposte su le cervici dell’Alpi altre Alpi di neve che s’immergono nel Cielo e tutto biancheggia e si confonde-da quelle spalancate Alpi cala e passeggia ondeggiando la tramontana,e per quelle fauci invade il Mediterraneo.La Natura siede qui solitaria e minacciosa,e caccia da questo suo regno tutti i viventi.
I tuoi confini,o Italia,son questi! Ma sono tutto dì sormontati d’ogni parte dalla pertinace avarizia delle nazioni.Ove sono dunque i tuoi figli?Nulla ti manca se non la forza della concordia.Allora io spenderei gloriosamente la mia vita infelice per te:ma che può fare il solo mio braccio e la nuda mia voce?- Ov’è l’antico terrore della tua gloria?Miseri! Noi andiamo ogni dì memorando la libertà e la gloria degli avi,le quali quanto più splendono tanto più scoprono la nostra abbietta schiavitù.Mentre invochiamo quelle ombre magnanime,i nostri nemici calpestano i loro sepolcri.E verrà forse il giorno che noi perdendo e le sostanze,e l’intelletto,e la voce,sarem fatti simili agli schiavi domestici degli antichi,o trafficati come i miseri Negri,e vedremo i nostri padroni schiudere le tombe e disseppellire, e disperdere al vento le ceneri di que’Grandi per annientarne le ignude memorie:poiché oggi i nostri fasti ci sono cagione di superbia,ma non eccitamento dall’antico letargo. Così grido quand’io mi sento insuperbire nel petto il nome Italiano,e rivolgendomi intorno io cerco,né trovo più la mia patria…[…]
 

UGO FOSCOLO, "LETTERA DA VENTIMIGLIA"