INTRODUZIONE

 

TRIESTE 1953: GUERRIGLIA URBANA

 

STORIA DI UN FUCILATORE

 

DA ALMIRANTE A TEL AVIV

 

LIBRI CONSIGLIATI

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

 

Tutto il materiale inserito è frutto di ricerche sulla rete ed è ESCLUSIVAMENTE a carattere storico.

 


 

 

 

 

 

INTRODUZIONE STORICA

L'epoca degli scontri a fuoco nelle strade e nelle piazze si può dire conclusa intorno al 1984-1985 quando le rivendicazioni e l'ansia dei gruppi agli opposti estremi scemano e confluiscono in un modo o nell'altro nell'azione parlamentare; queste poche righe ovviamente non hanno pretese storiche poiché per poter comprendere a pieno la complessità di quegli anni sarebbero necessari studi approfonditi e ricerche che qui non si intendono svolgere: di sicuro è impossibile dare un giudizio di merito su di un'epoca così controversa, fatta di tanto febbrile attivismo, di crimini inauditi e di delusioni collettive. Ci limitiamo solo a riportare alcuni dati storici,a volte ignoti, lasciando all'attento lettore la briga di effettuare ulteriori ricerche di approfondimento sul tema, a tal proposito indichiamo anche alcuni libri che posso essere un buon modo per formare una mente aperta e libera dai pregiudizi che oramai hanno perso senso di esistere ma che, per anni, hanno lacerato la coscienza della nostra gente finendo con lo sporcare di sangue innocente le strade delle nostre città.

Dal 1945 al Natale 1946 quel che sopravvive al Fascismo e all’epurazione sanguinosa attuata dai vincitori che si danno al linciaggio, si organizza nei F.A.R. che compiono attentati dimostrativi al fine di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Sono quasi tutti giovanissimi. Lo stesso Julius Evola viene coinvolto nel processo. Clemente Graziani è arrestato mentre cerca di far saltare la nave scuola Cristoforo Colombo che è stata destinata all’Urss come bottino di guerra.

Il Natale del 1946 viene fondato a Roma il Msi. Due le componenti: l’una destrorsa, notabile e possibilista nei confronti dei monarchici e degli americani, non comprende se non in minima parte reduci della RSI. L’altra, repubblicana e sociale, è guidata da Almirante e da Massi. Il punto di equilibrio è fornito da Pino Romualdi, Vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano durante la Rsi e da De Marsanich che diviene presto Segretario.

Il 1952 registra l’esplosione di diverse contraddizioni. Uno dei punti critici è l’adesione alla Nato, per la quale il Msi si spacca. Un altro è il sostegno a governi di destra in chiave anticomunista. Il momento è particolare. Il mondo è in guerra fredda e, tra le altre cose, gli americani stanno sostenendo, al momento, alcuni movimenti nazionalistici in contrasto con i partners europei e soprattutto con gli inglesi. Sostengono Nasser e Peron e ci consentono di fare il braccio di ferro con la Gran Bretagna che sta occupando Trieste. Dal 1953 al 1954 la battaglia per Trieste infiammerà la gioventù italiana fornendo, tra l’altro, un massiccio afflusso di giovani nel Msi. La carta americana, che allora aveva  le sue giustificazioni, continuerà ad essere giocata in seguito anche quando, perlomeno dal 1964 in poi, sarà evidente che si tratta di un boomerang e di una scelta antinazionale. Ma tant’è: probabilmente in molti continuano sulla via intrapresa acriticamente, per riflesso condizionato. Comunque sia, da posizioni opposte, reagiscono alla nuova segreteria Michelini, Pino Rauti (destra conservatrice) e Massi (sinistra  sociale), il primo mettendosi all’opposizione, il secondo abbandonando il campo.

Il 1960 a Genova viene impedito il Congresso del Msi e per l’occasione gli scontri di piazza comportano la caduta del governo Tambroni e la nascita del centrosinistra, formula che da quasi dieci anni è caldeggiata da William Colby, plenipotenziario della Cia. Nel frattempo inizia l’operazione russoamericana volta alla “decolonizzazione” del Terzo Mondo, o meglio alla neocolonizzazione di stampo multinazionale. Inizia un balletto sanguinoso e beffardo a più ballerini che si protrarrà per oltre venti anni.

Il 1964 le forze conservatrici si raccolgono per frenare l’avanzata socialcomunista. Ne nascerà il progetto di colpo di stato da parte di Pacciardi (sostenuto da Parigi e Bonn) e Di Lorenzo (angloamericano). Il progetto è una Nuova Repubblica di tipo gollista. La Cia lo osteggia e lo fa fallire giungendo persino a proporre al Pci un governo Dc-Pci a patto che a Botteghe Oscure Togliatti sia rimpiazzato da Amendola.

Il 1967 è contrassegnato dalla Guerra dei Sei Giorni e dalla meno nota e assai occulta “guerra del dollaro”. Quest’ultima, capeggiata da De Gaulle, è un’operazione francese, sovietica e britannica e consiste nel rastrellare dollari e nell’inviarli in Usa chiedendo il corrispettivo in oro il che indebolisce la valuta statunitense e mette a repentaglio la finanza americana che ne uscirà nel 1971 rinunciando unilateralmente agli accordi di Bretton Woods che prevedono, appunto, la convertibilità del dollaro in oro. Israele e gli Stati Uniti reagiscono allora a due pericoli mortali diversi e intervengono nel panorama italiano ed europeo, infiltrando o creando ex novo movimenti rivoluzionari che mettono in difficoltà la sinistra ed i cattolici, anti-israeliani, ed il governo gollista. La main mise del Mossad e della Cia nella nascita di molti gruppi extraparlamentari dapprima e nell’immissione della droga nelle culture giovanili sarà palese ed inconfutabile. Da questa miscela esplosiva, cui si aggiunge la guerra in Vietnam ed una serie di motivazioni sociali e culturali, nasce il ’68.

Il ’68 in Italia non fu fenomeno orientato esclusivamente a sinistra. Se le università del nord furono difatti occupate dal Movimento studentesco, maoista, e dalle sue ali operaiste e trozkiste più gradite sull’altra sponda del Mediterraneo,la contestazione a sud fu a spesso opera delle organizzazioni giovanili missine. A Roma i ribelli vissero fianco a fianco, tanto che i famosi scontri fra studenti e celere a Valle Giulia, presso la facoltà di architettura di Roma, vide in prima fila i militanti neofascisti. Solo nel marzo del 1969, in seguito alla disastrosa e demagogica spedizione punitiva organizzata da Almirante, Caradonna e Turchi, la sinistra s’impossessò della gestione del movimento. Non senza che nascessero una serie di frange rivoluzionarie di ispirazione neofascista o nazionalsocialista che furono spesso tacciate di “nazimaoismo”.

Travolto dalle ambiguità e dalle improvvisazioni, l’intero mondo del neofascismo si decompone frattanto in mille rivoli. Rinasce Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo si spacca in due, nasce Lotta di Popolo in seguito alla Nuova Caravella, ha un breve ma intenso periodo di attività l’Orologio, spuntano come funghi organizzazioni studentesche che si affiancano alla Giovane Italia (più tardi rifondata nel FdG) e al Fuan. I richiami ideologici e storici vanno dalla tradizione al socialismo rivoluzionario. I programmi sono, in genere, massimalisti ed irreali. Il comportamento politico è improvvisato ed effimero. L’ansia rivoluzionaria e l’angoscia del clima da guerra civile dettano comportamenti dissonanti e imprese fantasiose, tra cui sogni di colpo di stato.

Nel 1973 l’oligarchia americana decide per l’Italia il varo del compromesso storico e la liquidazione – come capro espiatorio – del neofascismo. Il tutto si concretizza in una serie di stragi attribuite falsamente all’estrema destra e atte a far superare all’opinione pubblica il fino ad allora irriducibile dualismo fra comunismo e democrazia cristiana. Vengono sciolti diversi movimenti neofascisti, le condanne sono ogni giorno più pesanti. Frattanto “uccidere un fascista non è reato” e si muore come mosche. Viene perfino istituita la “Befana antifascista” e si giunge a scrivere su Il Messaggero che “i bambini d’asilo della Balduina non vedono il sole per colpa dei fascisti”… Le Brigate Rosse, attive già dal 1970 iniziano una vera e propria escalation con il rapimento del giudice Sossi.

Nel 1974 si scatena una repressione violenta che falcia i seguaci di Clemente Graziani, che con lui hanno dato vita al foglio di lotta Anno Zero. La situazione s’inasprisce ai limiti della guerra civile. Si produce un taglio generazionale da cui emergono una serie di movimenti e gruppi che si fanno strada sullo sfondo del nihilistico movimento del ’77, caratterizzato dalla diffusione in piazza, tra gli extraparlamentari di sinistra, delle armi e dal varo delle manifestazioni armate. I gruppi di allora: lotta popolare, fascisti proletari, Fuan, briganti della Tolfa e i Cop che, intorno al giornale “Costruiamo l’azione” predicano l’unità delle estreme. Il gruppo più consistente e significativo del momento, sia dal punto storico che ideologico è Terza Posizione (né Usa né Urss, né Fronte Rosso né Reazione)

Dal 1975 al 1982 si entra nel pieno degli anni di piombo, con una media giornaliera di cinque attentati, centinaia e centinaia di vittime e, come risultato, l’istituzione di una tecnocrazia monolitica che risponde al partito atlantico, nonché il rivolgimento della politica estera italiana, tradizionalmente filoaraba, che diviene del tutto prona a Tel Aviv. Il tutto con il sottofondo del consociativismo tangentista. Da questa parte dello steccato, prima dell’avvento dei Nar, assistiamo, nel 1975, all’uccisione di Vittorio Occorsio, accusatore di Ordine Nuovo, da parte di un commando guidato da Pierluigi Concutelli. Mario Tuti, durante una perquisizione al suo domicilio di Empoli, uccide due poliziotti. I Nar inizieranno a colpire due anni più tardi.

In questo clima di linciaggio, di assassinii a freddo, di manipolazioni da parte di corpi dello Stato al soldo dello straniero, si scatena una vera e propria guerriglia urbana che ha il suo apice nei primi anni Ottanta. Gruppi extraparlamentari sorgono e si moltiplicano, tra tutti spiccano a sinistra le Brigate Rosse (attive già da un decennio circa) e a destra i Nuclei Armati Rivoluzionari. Nar fu una sigla, forse immaginata in Via Siena sede del Fuan, con la quale chiunque firmava un’azione armata; i primi Nar evitavano di uccidere, si limitavano a rispondere.

La svolta avviene subito dopo Acca Larentia nel 1978 e con l’uccisione di Scialabba nel quartiere appio. Quasi contemporaneamente le principali figure della destra romana (Dimitri, Pedretti, Nistri) vengono arrestate dopo che Franco Anselmi è stato ucciso. Allo sbando e sottoposti ad un martellamento psicologico da parte di servizi e corpi separati spesso di appartenenza massonica che li infiltrano, i più arditi militanti si sentono di portare, disperati, la scalata al cielo non senza contraddizioni. Le principali figure del momento, Fioravanti e Calore che già si pretendono antifascisti, sono titanici, frazionisti e animati da propositi di guerra civile anche e soprattutto nei confronti dell’area di appartenenza. Tra i principali leaders armati vanno in senso opposto Alibrandi e Cavallini. In questo periodo si susseguono le esecuzioni (l’agente Arnesano, il giudice Amato, l’agente Serpico) e gli scontri a fuoco. Ancora inspiegato ed incomprensibile l’assassinio di Francesco Mangiameli da parte della famiglia Fioravanti. Mangiameli (Terza Posizione) era stato indicato come uomo da eliminare dagli agenti della Nato. Il suo corpo, senza alcuna ragione plausibile e contrariamente alle abitudini del terzetto che lo ha assassinato, venne fatto sparire in un laghetto dal quale emerse per caso. I depistatori di Bologna avevano intanto già formulato il suo identikit in connessione alla strage appena avvenuta... Un precedente simile si ebbe nel 1974 con Giancarlo Esposti. In ambo le circostanze solo un caso impedì ai costruttori di piste false di far attribuire alle vittime il ruolo di stragisti. Questa parabola dei Nar si concluse con l’arresto di Fioravanti dopo uno scontro a fuoco. Calore, futuro pentito, era stato arrestato oltre un anno prima dopo l’omicidio Leandri, una storia dai contorni perlomeno confusi.

Tra il 1981 ed il 1982 assistiamo ad un terzo periodo Nar. Le guide sono Nistri, Cavallini e per poco tempo (morirà in uno scontro a fuoco proibitivo) Alibrandi. Sono attivi dei giovanissimi come Belsito e Procopio o dei “vecchi” (quasi trent’anni) irriducibili come Zani. Braccati e costretti a vivere precariamente, dormendo in macchina in autostrada o ricorrendo ad espedienti giornalieri, questi ragazzi vivono la loro parabola in modo intenso. Il loro operato, il loro ergersi frontalmente contro le istituzioni, indurrà molti sospettosi osservatori di sinistra a coniare per loro e per Terza Posizione il termine inconsueto di “destra radicale” che si distanzia significativamente da quello di “estrema destra”.