Auguste Blanqui

Auguste Blanqui, rappresentante di punta del socialismo insurrezionalista e romantico, ebbe una vita assai agitata, la maggior parte della quale passata dietro le sbarre tanto da avere come soprannome “l’enfermé” ovverosia il recluso.Nato nel 1805, figlio di un prefetto napoleonico, Auguste Blanqui aderì alla Carboneria e si mise in luce nell’insurrezione di Parigi del luglio 1830 che causò la caduta di Carlo X e la nascita delle monarchia borghese di Luigi Filippo (che non era di certo lo scopo che Blanqui si era prefisso). Fin dal 1831 Blanqui si mise infatti alla testa del malcontento giovanile e studentesco e fu imprigionato per la prima volta. In prigione Blanqui si scoprì socialista e repubblicano e concluse la necessità della creazione di un’avanguardia insurrezionale. Nel 1834 divenne leader delle cellule antigovernative dette “familles” e fu nuovamente carcerato per un periodo di due anni. Il 12 maggio del 1839, nel pieno di una recessione economica che gli sembrava promettente, Blanqui proclamò l’insurrezione popolare. L’insurrezione scoppiò e Blanqui s’impadronì del municipio parigino. Tuttavia le forze dell’ordine riuscirono a stroncarla. Blanqui fu incarcerato e rimase in prigione fino alla fine della monarchia orleanista. Nel 1848, scoppiata la rivoluzione bonapartista, Blanqui capeggiò la Società Repubblicana Centrale, d’ispirazione assai radicale. Impaziente Blanqui occupò il 15 maggio la camera dei deputati insieme al suo immancabile alleato Barbès. Ne guadagnò altri dieci anni di reclusione. Dal 1861 al 1865 esercitò un’opposizione politica regolare ma nel ’65 di nuovo oggetto di un mandato di cattura riparò in Belgio. Tornò nel 1870 dopo Sedan e sostenne la Comune di Parigi ottenendone come premio altri nove anni di reclusione. Blanqui, amico di Garibaldi e di Proudhon, polemico nei confronti di Marx, rappresenta come meglio non si potrebbe l’anima insurrezionalista e sociale di una sinistra popolare e nazionale.