Il dialogo politico è proseguito e nel 1994, dopo la proclamazione da parte dell'I.R.A. del cessate il fuoco, seguito dopo qualche mese da quello dei lealisti, alcuni membri del Sinn Féin hanno incontrato il Primo Ministro irlandese Reynolds e sono stati ammessi ai colloqui con i rappresentanti del governo inglese. Bisogna sottolineare che negli ultimi sei anni il Sinn Féin e i partiti unionisti estremisti sono stati più volte esclusi e poi riammessi alle trattative, in coincidenza con le revoche ed i successivi ripristini del cessate il fuoco da parte dei gruppi paramilitari.

Nel settembre del 1997, il movimento repubblicano ha sottoscritto i "Mitchell Principles", sei principi di democrazia e non violenza elaborati dall'International Body on Decommissioning (presieduto dal Senatore statunitense Mitchell), ribadendo in tal modo la volontà di continuare il dialogo politico e la rinuncia al ricorso alla violenza. Al contrario, l'I.R.A. ha espresso dubbi su alcuni punti dei Mitchell Principles, rivelandosi più intransigente rispetto al Sinn Féin. Nel dicembre del 1997, alla vigilia della visita di Bill Clinton in Irlanda del Nord, Gerry Adams ha incontrato il Primo Ministro Blair. Era dal 1921 che un rappresentante del movimento repubblicano non incontrava un

membro del governo britannico L'evento più importante dell'ultimo decennio è tuttavia rappresentato dalla stipulazione dell'Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement, 10 aprile 1998). In base a tale accordo il governo irlandese si è assunto formalmente l'impegno di emendare la Costituzione della Repubblica d'Irlanda, in modo che non siano più inserite rivendicazioni territoriali sull'Irlanda del Nord ed ha solennemente riconosciuto che le Sei Contee sono legittimamente parte del Regno Unito, escludendo dunque qualsiasi pretesa territoriale in Ulster. Da parte sua, il governo britannico, invece, si è impegnato ad emanare la legislazione necessaria per creare un'Irlanda unita, qualora ciò sia espressione della maggioranza dell'Irlanda del Nord.

L'accordo prevede la formazione di un'Assemblea rappresentativa, eletta su base proporzionale e dotata di un potere legislativo ed esecutivo, che deve agire con il sostegno ed allo scopo di tutelare gli interessi di tutte le comunità. Si costituisce, inoltre, un'autorità esecutiva, formata da Ministri competenti per materie delegate dal potere centrale. Al fine di meglio garantire la cooperazione tra l'EIRE ed il Regno Unito, l'Accordo del Venerdì Santo prevede la creazione di alcuni organi, tra cui il Consiglio Ministeriale Nord/Sud, il Consiglio britannico-irlandese (BIC), comprendente le amministrazioni decentrate dell'Irlanda del Nord, della Scozia, del Galles e delle Isole della Manica e dell'Isola di Man, ed, infine, la Conferenza Intergovernativa britannico-irlandese (BIIGC).

Il documento contiene alcune previsioni relative alla tutela dei diritti umani. Più in particolare si auspica l'entrata in vigore, nella legislazione dell'Irlanda del Nord, della Convenzione Europea sui Diritti Umani e la creazione di una Commissione indipendente sui diritti umani, dotata di poteri più ampi rispetto a quelli attribuiti alla già esistente Commissione consultiva Permanente sui Diritti Umani. Previa consultazione elettorale, si propone inoltre l'istituzione di una Commissione per l'Uguaglianza. Un ulteriore punto focale dell'accordo riguarda la costituzione di un'altra commissione indipendente, cui sarà attribuito il compito di emettere raccomandazioni per le future disposizioni di polizia nell'Irlanda del Nord. Il governo britannico ha acconsentito a riesaminare l'intero sistema penale in Ulster. Infine, entrambi i governi si sono impegnati a creare dei meccanismi che prevedano il rilascio dei detenuti per reati politici, non legati a gruppi paramilitari ancora attivi, mentre tutte le parti sottoscriventi lavoreranno al fine di permettere, nel giro di due anni, il completo disarmo delle organizzazioni paramilitari.

A conferma della volontà di coinvolgere il popolo irlandese nella scelta del futuro assetto istituzionale delle Sei Contee, l'Accordo del Venerdì Santo è stato approvato mediante un referendum popolare in Ulster (71% dei voti favorevoli) e nella Repubblica d'Irlanda (95% dei voti favorevoli). I gruppi paramilitari hanno accolto la stipulazione dell'Accordo con sospetto, soprattutto per quel che concerne il disarmo. Questa situazione di incertezza e di ostilità ha generato un nuovo ricorso alla violenza, culminata nell'esplosione di una bomba dell'I.R.A. ad Omagh, che ha causato 29 morti ed oltre 200 feriti. A seguito della condanna del Sinn Féin e della gravità della tragedia provocata, l'I.R.A. si è mostrata disponibile a collaborare, pur ribadendo che l'unificazione dell'Irlanda resta l'obiettivo perseguito. Nell'estate del 1999 il processo di pace ha subito un nuovo arresto. I partiti unionisti non hanno, infatti, proceduto alla nomina dei Ministri loro assegnati, sostenendo la difficoltà della realizzazione dei principi contenuti in un accordo sottoscritto poco tempo prima [13] . E' bene rilevare che, al di là degli sforzi compiuti a livello politico, nella vita quotidiana dei cittadini delle Sei Contee le intimidazioni e le violenze erano all'ordine del giorno, pur assumendo diverse forme, quali le uccisioni di informatori dei gruppi paramilitari, i furti e gli attacchi alle abitazioni cattoliche. In tal modo i gruppi lealisti hanno tentato di escludere il Sinn Féin dall'esecutivo, impedendo all'I.R.A. di deporre le armi [14] . La situazione si è sbloccata solo grazie all'intermediazione del Senatore Mitchell. Nel novembre del 1999 il partito moderato unionista ha formalmente riconosciuto la legittimità del perseguimento, attraverso mezzi pacifici, dell'unità d'Irlanda da parte dei nazionalisti, ribadendo l'impegno a formare l'esecutivo. Da parte sua, il Sinn Féin ha invece riconosciuto l'importanza, per il processo di pace, di considerare la violenza un elemento del passato, accettando il disarmo come una parte essenziale dell'Accordo e dichiarando la propria opposizione all'uso della forza. Il 29 novembre l'esecutivo è stato finalmente nominato e nel mese successivo l'Accordo Anglo-Irlandese è entrato in vigore, emendando gli articoli 2 e 3 della Costituzione irlandese.

Il processo di disarmo è proseguito per tutto il 2000, per quanto in diverse occasioni, l'Assemblea e l'Esecutivo nord-irlandesi siano stati sospesi nell'attesa di dichiarazioni di collaborazione da parte dei gruppi paramilitari. I problemi da affrontare sono ancora numerosi e delicati. Nel gennaio del 2001 si è registrato un nuovo arresto delle trattative, a causa della mancanza di un accordo sulla riforma della polizia (fortemente osteggiata dagli unionisti e considerata insoddisfacente dai nazionalisti), del rifiuto da parte del governo britannico di diminuire ulteriormente la presenza dell'esercito nelle Sei Contee e per le resistenze dell'I.R.A. a fare nuove concessioni sul disarmo. E' certo, comunque, che il processo di pace avviato negli ultimi dieci anni ha delle basi solide, poiché tutte le forze politiche hanno compreso la necessità di scendere a reciproci compromessi al fine di evitare di ripiombare in quel clima di violenza e di tensione che ha caratterizzato sin dalla nascita l'Irlanda del Nord.