GUGLIELMO OBERDAN

Irredentista italiano, nato a Trieste nel 1858 e morto nella stessa città nel 1882. Dopo gli studi medi nella città natale, nel 1877 si trasferì a Vienna dove iniziò gli studi di ingegneria ma, richiamato alle armi l' anno successivo, fuggì a Roma dove frequentò l'università svolgendo contemporaneamente un' intensa attività irredentista. Nel settembre del 1882, in occasione di una visita che l' imperatore Francesco Giuseppe si accingeva a compiere a Trieste, per il del quinto centenario della così detta "dedizione" della città agli asburgo, Oberdan partì per la città natale, insieme all'istriano Donato Ragosa, con l' intenzione di compiere un attentato contro di lui. Tradito da una spia e trovato in possesso di due bombe, fu arrestato e condannato a morte sulla forca dopo che Francesco Giuseppe aveva rifiutato la grazia. Morì il 20 dicembre 1882 gridando "Viva l'Italia viva Trieste libera". Subito dopo la sua morte si formarono in Italia circoli intitolati al suo nome.

 

FRANCESCO RISMONDO

Irredentista italiano, nato a Spalato nel 1885 e morto nel 1915. Nel maggio del 1915 si trasferì in Italia e si arruolò volontario nella guerra contro l'Austria. Ferito e fatto prigioniero nel campo di concentramento di Opacchiasella nel Carso, dopo un combattimento contro gli austro - ungarici, morì il 10 agosto 1915 mentre capeggiava una rivolta di prigionieri. Fu chiamato da D' Annunzio "L'Assunto della Dalmazia". Medaglia d'argento al valor militare.

 

CESARE BATTISTI

Irredentista e politico italiano, nato a Trento nel 1875 e morto nella stessa città nel 1916. Laureatosi a Firenze tornò nella città natale dove svolse intensa attività politica e giornalistica come esponente socialista e appassionato assertore dell'italianità del Trentino (allora sotto l'Austria). Gli stessi ideali egli sostenne al parlamento viennese, al quale fu eletto nel 1911. Scoppiata la prima guerra mondiale, si trasferì a Milano e si adoperò per una efficace propaganda a favore dell'intervento italiano nel conflitto. Nel 1915, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, si arruolò in un reggimento di alpini, ma 10 luglio 1916, fu fatto prigioniero dagli austriaci con Fabio Filzi e due giorni dopo impiccato per alto tradimento nel castello del Buonconsiglio di Trento: Battisti affrontò il patibolo con grande coraggio, gridando "Viva l'Italia" nell'istante supremo.

 

NAZARIO SAURO

Glorioso patriota italiano e Ufficiale di marina, nato a Capodistria il 20 settembre 1880 e morto a Pola il 10 agosto 1916. Mai sopportò l'oppressione e la tirannide dello straniero nella sua Istria. Ufficiale della marina austriaca, allo scoppio della prima guerra mondiale emigrò a Venezia dove tosto si mettè in diretta e assidua comunione con i profughi irredenti colà convenuti. Nel maggio del 1915 si arruolò volontario nella marina da guerra italiana come tenente di vascello e partecipò a numerose imprese in acque nemiche, grazie alla profonda conoscenza delle coste istriane, quarnerine e dalmate e distinguendosi per numerose e audaci azioni. Tali imprese riscossero l'ammirazione viva e gli encomi solenni dei superiori, tanto che dopo breve tempo gli venne assegnata la medaglia d'argento al valor militare e la croce di cavaliere della corona d'Italia. Ma, in una di queste, il 31 luglio 1916, mentre a bordo del sommergibile "Giacinto Pullino" era in missione verso il porto di Pola (allora sotto il dominio austro-ungarico), s' incagliò sull'isolotto della Galiola, all'ingresso del golfo del Quarnero. Fatto prigioniero con tutto l'equipaggio, fu riconosciuto da un ignobile e deferito al Tribunale di guerra che lo condannò a morte per alto tradimento. Durante il processo anche la madre cercò di salvarlo non riconoscendolo come suo figlio.
Il 10 agosto 1916 il nostro indimenticabile Eroe salì il patibolo innalzato dagli asburgo nel cortile delle carceri militari di Pola. Prima di porgere il collo al boia assassino, Nazario Sauro gridò con voce possente: "Viva l'Italia Morte all'Austria". Ripetè il grido lancinante per ben tre volte e serenamente si preparò a morire. Così fieramente si concluse la vita di uno dei più grandi martiri dell'Irredentismo italiano.
Alla sua memoria fu concessa Medaglia d'oro al valor militare.

 

ENRICO TOTI

Patriota italiano, nato a Roma nel 1882 e morto nei pressi di Monfalcone nel 1916. Nonostante non fosse delle terre nord-orientali allo scoppio della prima guerra mondiale volle essere arruolato nel III battaglione bersaglieri ciclisti, nonostante avesse subito l'amputazione della gamba sinistra in seguito a un infortunio sul lavoro. Dopo essersi distinto in una battaglia a Selz nel 1915, un anno più tardi nei pressi di Monfalcone, fuori dalla trincea, incitava i compagni alla lotta e fu ferito tre volte, ma prima di morire tirò la stampella contro il nemico.
L'eroico gesto, simbolo di fede e di valore, gli valse la medaglia d'oro alla memoria.

 

FABIO FILZI

Irredentista italiano, nato a Pisino (Istria) nel 1884 e morto a Trento nel 1916. Militò fin da giovane nelle organizzazioni irredentistiche italiane. Infatti, oltre alla sua Istria, anche il Trentino era, in quel periodo, sotto il dominio austro-ungarico. Richiamato nell'esercito austriaco, alla scoppio del primo conflitto mondiale, fuggì in Italia dove svolse un' intensa propaganda per l'intervento militare. Sottotenente e volontario degli alpini, fu fatto prigioniero con Cesare Battisti il 10 luglio 1916 e giustiziato nel castello del Buonconsiglio di Trento.

 

DAMIANO CHIESA

Irredentista italiano, nato a Rovereto (Trentino) nel 1894 e morto a Trento nel 1916. Sfuggito all'esercito austriaco, allo scoppio del primo conflitto mondiale, si arruolò volontario sotto falso nome nell' esercito italiano, con alcuni compagni dell' università di Genova. Catturato e riconosciuto, fu processato e fucilato nel castello del Buonconsiglio di Trento. Morì a ventidue anni il 19 maggio 1916.

 

CARMELO BORG PISANI

 Irredentista italiano, nato a Senglea (Malta) nel 1915 e morto nella stessa isola nel 1942. Nel 1940 era uno dei tanti maltesi che si trovavano a Roma per gli studi. Sin da quando aveva quattordici anni, era iscritto alle Organizzazioni Giovanili all'Estero a La Valletta. Convinto dell'italianità di Malta, si sentiva italiano e non suddito di Sua Maestà Britannica, di cui Malta in quel periodo era una colonia. Arruolatosi volontario, fra gli italiani, per la guerra in Grecia nel 1940, al suo rientro frequentò a Messina un corso per allievi ufficiali nell'Artiglieria costiera. In previsione di una invasione italiana a Malta chiese volontariamente di essere sbarcato clandestinamente nella sua isola. L'offerta non fu rifiutata, ma una volta sull'isola, due giorni dopo fu riconosciuto da un anglo-maltese e denunciato. Condannato a morte per alto tradimento fu impiccato il 28 luglio 1942. Medaglia d'oro alla memoria.

 

VINCENZO SERRENTINO E I MARTIRI DI ZARA ITALIANA

Infoibati, affogati, impiccati, fucilati e falciati giornalmente dalla fame. Dei deportati in Slavonia e in altre parti dei Balcani, non si seppe più nulla. La pulizia etnica in Dalmazia, iniziata con il primo grande esodo della popolazione di lingua italiana dopo il Trattato di Rapallo del 1920, fu sanguinosamente completata poco dopo l' ultimo conflitto mondiale. A Zara, roccaforte di italianità nella Dalmazia settentrionale, dopo l'ingresso dei partigiani titini nell'ottobre del 1944, vennero soppresse migliaia di persone. Vincenzo Serrentino era il prefetto della città, nominato capo della provincia dall'autorità della Repubblica Sociale Italiana, resse le disperate sorti nell'ultimo anno di Zara italiana. Su ordine del ministero dell' interno di Salò, abbandonava la città nell' ottobre del 1944, riparando a Trieste. Il 5 maggio del 1945 veniva catturato dai soldati di Tito che avevano occupato il capoluogo giuliano. Condannato alla fucilazione, morì a Sebenico il 15 maggio 1947, dopo due anni di carcere. L' altro prefetto Vezio Orazi, il capitano dei carabinieri Umberto Buonassisi e il tenente di artiglieria Giacinto Trupiano, furono assassinati in un'imboscata vicino alla città. Tutti colpevoli di difendere l' italianità di Zara. Protagonisti, i soliti partigiani con la stella rossa. Così nell'indifferenza della Repubblica Italiana riposa chi per l' Italia e per la Dalmazia libera diede la vita: uomini pieni di ideali. Ma non tutti li hanno dimenticati.