Questa sezione vuole curare sotto il profilo conoscitivo tutte quelle leggi promulgate in Europa con fini politici, leggi che mirano a bloccare la libera opinione del cittadino ed a limitarne la libertà personale in conseguenza di valutazioni del tutto discrezionali; le seguenti leggi sono frutto di un lavoro di mesi di ricerca su internet e ringraziamo tutti colori i quali ci hanno inviato materiale al fine di rendere il tutto più completo.

L'opinione non è un reato ed un uomo è realmente libero solo se ha la piena facoltà del proprio intelletto; non ha senso sbraitare per avere una piena liberta di stampa se poi manca una vera e propria tutela della libertà di pensiero.

"...io non condivido le tue idee, ma darò la vita affinchè tu possa esprimerle"  Voltaire

ITALIA

 - Il testo della Legge Mancino

 

 - Comitato "liberamente" (riceviamo e pubblichiamo)

 

  Alcuni casi di ordinaria repressione (tratto da www.italiasociale.org):

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SPAGNA

La legge anti-revisionista spagnola

 

BELGIO

La legge anti-revisionista belga

 

SVIZZERA

L'articolo 261 bis del codice penale

 

GERMANIA

La censura degli alleati dopo la II guerra mondiale (collegamento esterno)

 
 
 
 

 

 

Collegamenti utili per discutere:
ASSOCIAZIONE PER IL REVISIONISMO STORICO
ITALIA SOCIALE
PROGETTO EURASIA

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA LEGGE 205/1993 MEGLIO NOTA COME LEGGE MANCINO

L’art. 21 della Costituzione Italiana, comma 1, 2 sancisce: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (…)”.

 Sono ormai dieci anni che in Italia, in palese violazione di questo punto cardine dei diritti e delle libertà inviolabili del cittadino, agisce una normativa liberticida (la Legge 205/93 “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”, che ha modificato la precedente Legge 654/75 “Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966”) divenuta utile strumento di repressione nelle mani di chi, attraverso un uso distorto e politicizzato della giustizia, intende colpire uomini e gruppi non politicamente corretti, i non allineati, coloro che, agendo comunque in un contesto di legalità, esprimono e manifestano il loro dissenso nei confronti del potere politico dominante; perseguiti in quanto non omologati e non omologabili. Si parla ipocritamente di democrazia, di tolleranza e di libero pensiero, ma si permette l’adozione di una legge a senso unico, che ruba la cittadinanza culturale ad un intero mondo di valori decretandone criminalmente la condanna; una normativa fatta “su misura” per imbavagliare chiunque osi affermare la propria appartenenza, difendere la propria identità e la propria memoria storica.

 La Legge 205/93, meglio conosciuta come Legge Mancino, viola, infatti, i principi contenuti negli articoli 2, 3, 4 comma II, 18, 21, 25, 36 della Carta Costituzionale, in particolare fondamentali diritti dei cittadini, quali la libertà di pensiero e di associazione.

 Una normativa discutibile non solo dal punto di vista politico, ma pure giurisprudenziale, nel momento in cui il Legislatore non ha fornito nessuna definizione di “razza”, “razzismo”, né, soprattutto, di “discriminazione”. Cosa gravissima, questa, se si considera che la Costituzione prevede il principio di determinatezza della norma penale. In parole povere, la fumosità del dettato normativo consente che la delimitazione del confine tra condotta punibile e non punibile sia del tutto affidata ai valori ed ai parametri culturali propri del giudicante, sostituendosi così il giudice al legislatore!!! Il risultato è, quindi, che il cittadino non sa quando, con il proprio comportamento, si trovi nella legalità o nell’illegalità!!! E a deciderlo non sarà la Legge, ma il libero arbitrio dell’organo giudicante!!!

 A testimonianza di ciò, i numerosi processi alle idee contro quei movimenti il cui pensiero è contrario all’immigrazione e alla società multirazziale; ma anche procedimenti ancora più assurdi (sempre non lo siano, in uno stato che si definisce democratico, anche i processi contro il libero pensiero) contro semplici cittadini, rei, a parere dell’organo inquirente, di aver mantenuto una volontà discriminatoria nelle loro azioni, siano o meno esse configurabili come reati; fino, addirittura, al rinvio a giudizio di un militante dell’estrema sinistra, reo, secondo l’accusa, di discriminazione razziale solamente per aver scritto su un muro slogan contro i crimini di Israele nei confronti dei palestinesi, e della Benetton in Patagonia.

E a chi potrebbe ribatterci che esistono idee positive e idee pericolose (e ci piacerebbe, in tal caso, sapere a chi dovrebbe spettare stabilir ciò e con quali parametri…), consigliamo di darsi un’occhiata non solo all’art. 21 Cost. (riguardante la libertà di pensiero), ma pure la Decisione della Corte Costituzionale n. 108 del 23.04.74 riguardante l’art. 415 cp in merito alle ideologie che propugnano la lotta di classe (“illegalità costituzionale della disposizione contenuta nell’art. 415 cp, riguardante l’istigazione all’odio tra le classi sociali, nella parte in cui non specifica che tale istigazione deve essere attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità”)… come si può vedere viene tutelata la libertà di pensiero e di manifestazione di qualsiasi ideologia, punendo solo i comportamenti pericolosi per l’ordine pubblico.   

In sintesi, non vogliamo diventare degli automi, ognuno col suo codice a barre, non vogliamo subire alcun lavaggio del cervello o del carattere né tantomeno vogliamo essere costretti ad ingoiare verità precotte e distribuite dall’alto, magari imposte per via giudiziaria. Noi siamo uomini liberi e vogliamo che anche i nostri figli domani possano essere liberi di pensare e di parlare.

Le Idee non si processano! Aboliamo la Legge Mancino!

Per adesioni e contatti: comitato@comitatoliberamente.org

Sito internet: http://www.comitatoliberamente.org

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Ecco il testo della Legge Mancino:

Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa

Articolo 1.

(Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali,etnici, nazionali o religiosi)

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione della disposizione del l'articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

3. E vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni,associazioni,movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell' assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:

a) obbligo di prestare un'attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter;

b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un'ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;

c) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché‚ divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;

d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni.

1 -ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell'attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a).

1-quater. L'attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell'espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinato dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

1-quinquies. Possono costituire oggetto dell'attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati, con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate,dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter

1-sexies. L'attività può essere svolta nell'ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.

Articolo 2.

(Disposizioni di prevenzione)

1. Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n.654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.

2. E' vietato l'accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1 Il contravventore è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno.

3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 del presente decreto, nonché‚ di persone sottoposte a misure di prevenzione perché‚ ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all'articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso, conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di nonluogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell'articolo 178 del codice penale o dell'articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.

Articolo 3.

(Circostanza aggravante)

1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

Articolo 4

(Modifiche a disposizioni vigenti)

1.Il secondo comma dell'articolo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è sostituito dal seguente:

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.

Articolo 5.

(Perquisizioni e sequestri)

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell' articolo 3 o per uno dei reati previsti dall' articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l'autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell'immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l'autorizzazione telefonica del magistrato competente possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.

2. E' sempre disposto il sequestro dell'immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari ovvero taluni degli oggetti indicati nell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. E' sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché‚ degli emblemi o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell' immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l'immobile sia in proprietà, in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.

3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità,dispone la confisca dell'immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. E' sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.

Articolo 6.

(Disposizioni processuali)

1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'art. 3, comma 1, si procede in ogni caso d'ufficio.

2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all'arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975.

2-bis. All' articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654.

3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.

4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654.

5. Per i reati indicati all'articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall'articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.

Articolo 7.

(Sospensione cautelativa e scioglimento)

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 762, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982.

2.Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.

3.Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell'articolo 5, comma 1, il Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell'organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confi-sca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Articolo 8.

(Disposizioni finali)

1. Il settimo comma dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.

2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell'articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

AMATO - MANCINO - CONSO

Visto, il Guardasigilli: CONSO

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La legge spagnola antirevisionista

Capitolo II°

Delitti di  genocidio

Articolo 607

1) Coloro i quali, al fine di distruggere in modo parziale o totale  un  gruppo   nazionale, etnico, razziale o religioso commetteranno alcuni dei seguenti  atti saranno puniti:

1°   Con il carcere da 15 a 20 anni se uccideranno un suo membro. Se nel commettere il fatto inerverranno due o più circostanze aggravanti verrà applicata la pena di grado superiore.

               2°       Con il carcere da 15 a 20 anni severrà portata violenza  sessuale  ad un suo                 membro o saranno arrecate le lesioni  previste all' art. 149 .

                    3°      Con il carcere da 8 a 15 anni se imporranno al gruppo o  ad uno dei suoi                 membri condizioni di esistenza che mettano in pericolo la vita o pregiudichino                gravemente la salute o  quando produrranno le lesioni previste all' art. 150 .

                4°     Con la medesima pena se verranno effettuati spostamenti forzosi del gruppo                         o  dei suoi membri, se verrà adottata  qualunque misura atta ad impedire il loro modo   di   vita  o la   riproduzione o tradurranno a forza individui da un gruppo ad un altro.

                5°       Con il carcere da 4 a 8 anni se arrecheranno qualsiasi  altra lesione diversa da quelle indicate ai numeri 2° e 3° del  presente comma

2) La diffusione, comunque effettuata, di idee o dottrine che neghino o  giustifichino i delitti specificati al comma precedente di questo articolo  o pretendano la riabilitazione di regimi o istituzioni che favoriscano pra tiche propedeutiche agli stessi, sarà punita con il carcere da 1 a 2 anni.

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LA LEGGE BELGA ANTI-REVISIONISTA

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

F 95- 755

23 Marzo 1995

Legge volta a reprimere la negazione, la minimizzazione, la giustificazione o l’approvazione del genocidio perpetrato dal regime nazional-socialista tedesco durante la seconda guerra mondiale.

Alberto II Re dei belgi:

Le camere hanno adottato e Noi ratifichiamo quanto segue:

Art.1 E’ punito con il carcere da otto giorni ad un anno e con una ammenda da ventisei a cinquemila franchi chi, in una delle circostanze previste dall’art. 444 del codice penale, neghi, minimizzi grossolanamente, cerchi di giustificare o approvi il genocidio perpetrato dal regime nazional-socialista tedesco durante la seconda guerra mondiale.

Per l’applicazione del comma precedente, con il termine genocidio si intende quanto espresso all’art. 2 della convenzione internazionale del 9 dicembre 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.

In caso di recidiva il condannato può, inoltre, essere sottoposto all’interdizione ai sensi dell’art. 33 del codice penale.

Art. 2 In caso di condanna, per quanto previsto dalla presente legge, può essere ordinata la pubblicazione del giudizio, integrale o per estratto, su uno o più giornali, a spese del condannato

Art. 3 Sono applicabili alla presente legge il capo VII del libro I del codice penale e l’art. 85 del medesimo codice.

Art. 4 Il centro per le pari opportunità e la lotta contro i razzismi, al pari di tutte le associazioni, aventi personalità giuridica da almeno cinque anni, e che si propongano, come da statuto, di difendere gli interessi morali e l’onore della resistenza o dei deportati, possono costituirsi parte civile in tutti quei processi originati dalla presente legge.

Art. 5 La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul monitore belga.

Promulghiamo la presente legge e ordiniamo che sia munita del sigillo di stato e pubblicata sul monitore belga.

Data a Bruxelles il 23 Marzo 1995

Alberto

Per il Re

Il Ministrodella Giustizia

M. Wathelet

Munito disigillo di stato

Il Ministro della Giustizia

M. Wathelet

 

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LA LEGGE SVIZZERA ANTI- REVISIONISTA

 

Art. 261 bis *  (Codice Penale)
Chiunque incita pubblicamente all'odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione;chiunque propaga pubblicamente un'ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente i membri di una razza, etnia o religione; chiunque, nel medesimo intento, organizza o incoraggia azioni di propaganda o vi partecipa chiunque, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione o che, per le medesime ragioni, disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l'umanità; chiunque rifiuta ad una persona o a un gruppo di persone, per la loro razza, etnia o religione, un servizio da lui offerto e destinato al pubblico, è punito, con la detenzione o con la multa.

* Introdotto dall'art.1 dellaLF del 18 giugno 1993, in vigore dal 1° gennaio 1995 (RU 1994 2887 2889; FF 1992 II 217 )

 

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    Insegnante di Berlino perseguitato (tratto da www.italiasociale.org)

 

Tratto dal settimanale tedesco "Der Spiegel".

 

Un insegnante di Berlino, Karl-Heinz Schmick, sta lottando con tutte le forze da tre anni. La questione risale al 1989, un periodo in cui l’insegnante si oppose al progetto di ribattezzare la scuola superiore “Tannenberg“ col nome di “Willie Graf“. Tannenberg è il nome di una località dove si svolse una famosa battaglia durante la prima Guerra Mondiale, mentre Willie Graf è il nome di un «resistente» appartenuto al movimento delle “Rose Bianche“ e che fu fucilato come traditore della patria. Schmick finì con l’essere trasferito ad un altro liceo, il liceo Steglitz. Gli ebrei lo misero sotto osservazione perché, nel caso «avesse dei problemi» col movimento delle “Rose Bianche”, probabilmente avrebbe avuto dei problemi con il modo di insegnare il III° Reich agli allievi.

In verità, K. H. Schmick era soprattutto un insegnante che amava la verità, il suo paese, e, sopra ogni cosa, la Prussia, Berlino e la regione del Brandeburgo. I suoi allievi lo rispettavano: forse faceva parte della CDU (Unione Cristiano-Democratica). Ma, comunque, non era un neo-nazista.

I problemi di Schmick tuttavia non si fermarono là.

Sorvoliamo sul fatto che, un giorno, considerò una giovane coreana come «prodotto d’importazione coreano», il che fece divertire gli allievi che rispettavano l’indipendenza d’opinione del loro maestro e veniamo ora all’insegnamento dell’Olocausto.

Nei testi scolastici tedeschi sta scritto che «la Wehrmacht era un branco di criminali venuti in aiuto di Hitler». Schmick si rifiutava di insegnare queste menzogne ai suoi allievi e spiegava loro che le atrocità facevano parte di tutte le guerre e che mai un tedesco aveva ucciso un innocente.

Là dove si diceva che «tutti gli ebrei furono gasati in questo campo», Schmick diceva ai suoi allievi che un gran numero di campi erano “campi di lavoro“ e che un insegnante non poteva inculcare idee false ai suoi studenti.

Il Prof. Schmick non è nè revisionista nè negazionista. Tutti gli studenti interrogati hanno testimoniato che Schmick parlò dell’uccisione di ebrei e dell’Olocausto, solo alcuni di loro finirono per riconoscere che era “nazista”.

Esattamente come fa la Jewish Defense League negli Stati Uniti, l’organizzazione tedesca “Antifa”, finanziata dagli ebrei, dichiarò guerra a Schmick e ben presto fu accusato pubblicamente di «minimizzare l’Olocausto» e di «disprezzare l’umanità». Il direttore del liceo pretese da Schmick di porgere delle scuse, ma egli rifiutò. Nel Giugno del 2000, gli ebrei organizzarono una riunione di genitori nel corso della quali Chiesero l’espulsione del «neo-nazista». Diversi genitori dissero che i loro figli rientrarono da scuola un giorno dicendo che Stalin aveva ucciso più persone dei nazisti. Alcuni genitori decisero di formare un comitato contro l’insegnante. Questi però non si arrendeva. Era talmente convinto e motivato nella sua lotta che, per denigrarlo, un conduttore televisivo, Guenther Jauch, raccontò che Schmick faceva subire alla figlia, anch’essa sua studentessa, un vero lavaggio del cervello. La storia fece il giro della Germania e fu fatta una petizione per espellere definitivamente Schmick. Il «super-intendente» stesso, a Berlino, ricevette delle lettere che dicevano che non era possibile tollerare un solo minuto in più che un «neo-nazista» insegnasse la storia in una scuola.

La foto di Schmick andò su tutti i giornali ed il Ministero dell’Istruzione mise l’uomo in ferie per una durata illimitata. Le manifestazioni di simpatia verso questo professore di Berlino furono così importanti che diventava sempre più difficile metterlo in prigione.

Nel Maggio 2001 fu avviata una procedura contro di lui per 37 violazioni, fra le quali:

-     * minimizzazione dei crimini dei “nazisti”

-     * propositi offensivi nei confronti di un immigrato

-     * comportamento pubblico non degno di un insegnante

-     * ecc.

22 persone depositarono denuncia contro di lui, fra le quali 8 ebrei, più il celebre architetto ebreo Max Dudler e il conduttore televisivo Guenther Jauch. Il 9 Novembre, il tribunale aggiungeva un capo d’accusa: l’accusato aveva tenuto dei propositi di estrema destra.

Mentre dei genitori, scrupolosamente scelti dagli ebrei, hanno costituito un gruppo chiamato “Umanesimo e Tolleranza“, gruppo che lavora in sintonia con la polizia di Berlino, da parte sua, Schmick, con l’aiuto dell’Accademia di Berlino, ha fondato un comitato chiamato “Comitato di ricerca di storia militare“ di cui ha preso la direzione permettendogli di costituire gli elementi della sua difesa.

Questo Comitato ha pubblicato un rapporto sulla storia della Germania che ha valso a Schmick gli elogi del più importante storico tedesco Arnulf Baring con testuali parole rese pubbliche: «Lei mi ha reso un grande servizio perché tutto ciò che corregge le prospettive storiche della storia della Germania, è il benvenuto».

L’istruttoria ebbe inizio il 17 Maggio 2002. Nel dossier, che aveva raggiunto quasi 2000 pagine, non fu trovato niente che giustificasse un processo. Con l’aiuto del responsabile della giustizia di Berlino, gli ebrei costituirono un dossier mirante a dichiarare Schmick pazzo. Vi si potevano leggere termini come “psicopatico” e “matto” e includeva una richiesta di perizia psichiatrica. Schmick rifiutò e, anzi, portò la vertenza davanti al tribunale amministrativo. Schmick vinse il processo e, nel Settembre 2002, la camera del tribunale di Berlino dichiarò che tutte le accuse portate contro di lui erano infondate e dovevano essere ritirate da tutti i giornali nazionali. Schmick ottenne inoltre un risarcimento danni più interessi di 6.000 Euro

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Mandato di cattura europeo (tratto da www.italiasociale.org)

La nostra libertà è legata ad un esile filo 

Il mandato di cattura europeo sarebbe una mostruosità, l’anticamera della dittatura per tutti i popoli del continente. I governi, spesso solo espressioni coloniali atlantiche, potrebbero facilmente sbarazzarsi dei loro oppositori affidando “ la pratica” a qualche oscuro magistrato che da qualche remoto angolo del continente troverebbe un reato ad hoc per chiedere l’arresto dell’avversario politico. Uno scenario improbabile? Tutt’altro. Basti pensare alle leggi liberticide già operanti in Francia, in Germania o in Belgio che di fatto già oggi chiudono la bocca in quei paesi agli storici revisionisti e domani forse potrebbero chiuderla a tutti. Per non parlare poi dell’immenso potere che verrebbe consegnato nelle mani della lobby dei magistrati e l’uso politico della giustizia che è stato fatto in Italia negli ultimi anni dovrebbe essere sufficiente sulla questione. Invece Bruxelles mette fretta ai governi e in Italia sembrano tutti ansiosi di obbedire agli euroburocrati. Tutti tranne la Lega,che, particolare non secondario, detiene la poltrona di Guardasigilli con il suo ministro Castelli.

L’opposizione del partito di Bossi è totale e Castelli è arrivato a minacciare le sue dimissioni nel caso il parlamento approvi la disposizione. Basterà per salvarci? Certo, la paura di una crisi può consigliare prudenza a Berlusconi. Non tanto per l’effetto immediato-una maggioranza di centrodestra in parlamento ci sarebbe comunque- ma per le prossime politiche. Nonostante i sondaggi “ amichevoli” diffusi dal Polo la verità è sotto gli occhi di tutti e il centrosinistra sta certamente guadagnando terreno ( forse ha fatto pure il sorpasso, ancorché senza alcun merito di Rutelli, D’Alema e compagni ) e i voti leghisti potrebbero diventare determinanti nella battaglia dei collegi uninominali, specialmente al Nord. In fondo la Lega ha portato a casa quasi il 4% dei voti su base nazionale, ma in certe aree è ancora fortissima. Le posizioni leghiste, per fortuna di Berlusconi, non sono più compatibili con un ribaltone ed un alleanza con l’Ulivo, come avvenne in passato, nel qual caso i voti del Carroccio andrebbero moltiplicati per due, quale che si perde più quel che guadagna l’avversario. La sensazione è che comunque qualche risultato la Lega lo otterrà, ma sarà solamente temporaneo. Bossi avrà la sua visibilità ed il suo piccolo successo da sfruttare elettoralmente alle politiche, poi si troverà una formula per fare dietrofront… Fini, finalmente indossato il vestito liberal-conservatore-reazionario-, quello che meglio gli si confà, si agiterà per un po’, smanioso di mettersi in luce davanti agli occhi dei padroni del vapore di Washington e di Tel Aviv, ma se ne farà una ragione ed attenderà. Il fatto è che la vita, per quanto orribile, è ineluttabile allo stato dei fatti. Certamente mostruosità dovrebbero essere avversate da un vasto fronte di opposizione: non si può lasciare il cerino in mano ad un solo partito, per giunta di governo. La sinistra, pure quella cosiddetta no-global,sembra invece disinteressarsi della questione così che possiamo formulare due ipotesi sulla ragione di questa latitanza politica.

La prima, inquietante, è che questa sinistra è talmente ottusa e forcaiola che qualsiasi misura che concede maggior potere ai magistrati viene accolta con giubilo. E con la speranza di poterla un giorno indirizzare contro il Cavaliere. Insomma, ancora la politica fatta dalle toghe.

La seconda, ancora più inquietante, è che i caporioni di questi no-global, quelli che in fondo tracciano la strada , sono super-global e gestiscono il movimento pseudo contestatario in modo di concedere maggior visibilità ai vertici mondialisti, contestando le questioni marginali, ma di fatto facendo passare senza opposizione quel che ci avvicina di più alla dittatura planetaria.

Questo spiegherebbe l’atteggiamento anche di certi comunisti che evidentemente non si sentono più uno spettro che si aggira per l’Europa.

 

Paolo Emiliani

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Notizie dalla Francia (tratto da www.italiasociale.org)
Il prof. Robert Faurisson ci comunica:
 

Vincent Reynouard, 34 anni, padre di 4 bambini, autore di una video-cassetta sul massacro di Oradour-sur-Glane (giugno 1944), è stato giudicato ieri, 18 Novembre, dal Tribunale di Limoges. E' accusato di apologia di crimini di guerra.

Il processo si è svolto nel giro di tre ore. Il Presidente, François Casassus-Builhé, ha dato sfoggio di una spettacolare parzialità. Ha impedito che la cassetta venisse visionata. Ha impedito che l'unico testimone a carico venisse contro interrogato. L'avvocato della LICRA è stato moderato.  Il procuratore ha richiesto una pena di un anno di prigione.

L'Avv.to Eric Delcroix ha brillantemente difeso il Sig. Reynouard. La sentenza verrà resa nota Venerdì 12 Dicembre 2003 alle ore 08.30.

 

Il nostro commento: un anno di prigione richiesto dal procuratore per aver detto che a Ouradour le cose non sono andate come ci sono state raccontate ?

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Persecuzione senza fine (tratto da www.italiasociale.org)

dalla " patriot letter " di walter mueller del 25 novembre 2003 apprendiamo:

L'ufficio americano specializzato nella caccia ai nazisti, l'OSI, ha appena ottenuto un'altra vittoria: il giudice federale ha ordinato l'estradizione di Johann Leprich, 78 anni, accusato di aver servito nel "Battaglione Testa di Morto" di Hitler ed in seguito diventato guardiano del campo di Mauthausen in Austria.

Secondo i maggiori media, Leprich è accusato di aver preso parte «all'esecuzione ed alla messa ai lavori forzati fino alla morte dei condannati» di 119.000 persone (?).

È in prigione dal Luglio 2003. Le autorità ancora non sanno quale paese lo reclamerà. In lista vi sono: Romania, Germania ed Ungheria.

Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti

 

Il cerchio si stringe (tratto da www.italiasociale.org )

 

 Dalla “Patriot letter” di Walter Mueller del 1° dicembre 2003

 

A Berlino, in occasione dei lavori di ingrandimento della capitale per far fronte alla crescita della popolazione, sono venuti alla luce migliaia di resti di cadaveri. Si tratta dei corpi di soldati tedeschi uccisi dall’Armata Rossa. Essi non hanno mai avuto diritto ad una corretta inumazione ed i tedeschi oggi vogliono che siano sepolti secondo le regole.

Si stima che 30.000 cadaveri di soldati siano sparsi ancora oggi intorno a Berlino e al Sud della città, nelle alture e nelle pinete circostanti.

Il governo tedesco non osa addentrarsi ufficialmente nella questione, terrorizzato dal timore di contrariare la comunità ebraica.

Ed effettivamente contrariata la è! Davanti al proliferare di atti antisemiti che, sembra, non erano mai stati così gravi, gli ebrei usano tutti i sistemi per spingere i governi europei a votare nuove leggi che puniscano l’antisemitismo (in parole, pensieri ed atti). In Germania, il governo si appresta a votare una legge simile. A tale riguardo si può consultare il sito, in lingua inglese: http://www.adelaideinstitute.org/Germany/antisemitism.htm

 

In Grecia, il Centro Simon Wiesenthal, la cui sede si trova negli Stati Uniti, ha bombardato di e-mail il primo ministro greco, che hanno avuto come risultato l’ottenimento di una proposta di legge che metta fine all’antisemitismo ed al razzismo. Il parlamento greco dovrebbe votarla entro fine anno. Inoltre, il ministro greco degli affari esteri, Gorge Papandreu, ha annunciato la messa in vigore di una giornata nazionale del ricordo dell’Olocausto.

 

Turchia: in seguito agli attentati contro due sinagoghe, la comunità ebrea americana ha inondato il governo turco di richieste affinché questi prenda delle disposizioni efficaci in materia di antisemitismo. Il governo turco ci sta riflettendo.

 

Regno Unito: il centro Simon Wiesenthal è riuscito a far cessare il versamento di fondi dell’Unione Europea all’Autorità Palestinese col pretesto che questi fondi servivano ad alimentare il terrorismo.

 

India: un’immensa esposizione sull’Olocausto è stata appena inaugurata al Centro Nazionale delle Arti Indira Gandhi di Nuova Deli. Tutti i principali dirigenti del paese hanno assistito all’inaugurazione.

 

Finlandia: il Presidente finlandese, Tarja Halonen, ha dato il suo benestare per l’avvio di una commissione d’inchiesta sulla deportazione ed i maltrattamenti inflitti agli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

 

Come si può vedere, hanno un gran da fare! Se riescono a fare approvare queste leggi contro l’antisemitismo, sarà difficile solamente contrariarli. La maggior parte dei paesi europei hanno già delle leggi che proibiscono ai cittadini di dibattere sull’Olocausto o di questioni attinenti.

Se queste leggi saranno messe in vigore, il solo fatto di parlare dei bombardamenti di Dresda potrà essere considerato come antisemitismo.

Paradossalmente, tutti questi paesi deplorano le stesse cose. Essi accusano gli ebrei di distruggere la società con la corruzione, la prostituzione, il malaffare ed il degrado della cultura dei loro paesi.

 

Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti

 

LETTERA AL PRESIDENTE RUSSO PUTIN DELLA SIG.RA INGRID ZUENDEL RIMLAND, MOGLIE DI ERNST ZUENDEL, PERSEGUITATO, PROCESSATO ED IMPRIGIONATO DALLA "POLIZIA DEL PENSIERO" CANADESE, PER AVER DIVULGATO TESI E TESTI REVISIONISTI SULL'OLOCAUSTO. (tratto da www.italiasociale.org)

 

E p.c. ALLA REDAZIONE DI ITALISOCIALE

 

 

Egregio Presidente Putin,

 

probabilmente Lei non conosce mio marito, Ernst Zuendel, ma centinaia di migliaia di persone al mondo ne hanno sentito parlare. Ernst Zuendel è quell'uomo che, esposto alle violente critiche di una potente lobby politica, ha mandato una squadra di ricercatori dal Canada ad Auschwitz, nel 1988, per cercare di capire in modo scientifico se veramente fossero state usate le camere a gas a scopo di sterminio e la conclusione fu che non era vero. La scienza non mente.

Le prove devono poter essere confermate o invalidate sul libero terreno delle idee.

Da quel momento mio marito non ha mai smesso di richiedere un pubblico dibattito a livello internazionale per far conoscere le sue conclusioni. La lobby canadese dell'olocausto non ha mai perdonato Ernst Zuendel. Recentemente è stato arrestato in territori americano, con la scusa che egli non si sarebbe presentato ad una convocazione del Servizio d'Immigrazione e di Naturalizzazione.

Nessun giudice, niente processo e niente ricorso. Al loro posto, invece, catene alle caviglie e manette ai polsi, seguita da una brutale incarcerazione in quattro penitenziari di massima sicurezza, prima negli USA ed ora in Canada.

I media hanno riferito che egli avrebbe «lasciato scadere la data del suo visto».

Non è vero. Era sposato con una cittadina americana, la sottoscritta ed abbiamo tutte le prove incontrovertibili che aveva ogni diritto di essere qui. Gli è stato fatto divieto di entrare negli Stati Uniti per i prossimi ventenni.

Il trattamento subito da mio marito da parte dei funzionari di governo appartenenti a quelli che alcuni considerano ancora, veramente, i due paesi occidentali più rispettosi delle leggi, ricorda i giorni bui degli anni staliniani.

So di cosa parlo. All'età di 5 anni persi mio padre durante un arresto del tutto simile nel 1941 e non lo rividi mai più.

Sono nata in Russia in una famiglia di origine tedesca. Sono l'autrice di romanzi che hanno avuto dei riconoscimenti, fra i quali, uno dei primi, il più conosciuto "I Vagabondi", racconto fittizio della vita di mia nonna, mennonita e nata in Russia.

Di recente, ho scritto una trilogia che riguarda sette generazioni su due secoli che descrive gli sconvolgimenti politici di questi ultimi duecento anni di orrori e sangue.

Il mio popolo, che viveva tranquillamente in Ucraina fin dal 1789, è stato oggetto di una pulizia etnica durante le purghe staliniane e solo pochi di noi sono riusciti a salvarsi unendosi, nel 1943, all'esercito tedesco in ritirata per andare in Germania e, più tardi, nel 1948, in Sud America.

Sono cresciuta nella giungla, analfabeta e non conoscevo praticamente nulla delle realtà politiche delle dittature che trasformavano e decimavano dei paesi come la Russia e la Germania.

Diventata adulta sono emigrata in Canada e poi negli Stati uniti, senza mai vedere nel paese dove sono nata, la Russia, nient'altro che un luogo uscito dagli abissi dell'inferno, fino al giorno dove sentii parlare di un movimento intellettuale chiamato: Revisionismo.

Mio marito, attualmente in prigione, è universalmente conosciuto come il pioniere del Revisionismo.

Ernst Zuendel è dotato di una profonda conoscenza geopolitica dei ricchi interessi che aizzano fratelli contro fratelli, portando sangue e lacrime a beneficio di un pugno di oligarchi che si ingrassano delle nostre sofferenze. Oggi so che la Russia è stata vittima di orrori come lo è stata la Germania. La Russia ha sofferto come la Germania ed anche l'America soffrirà se non si risveglierà e se non arriverà a capire i fatti di oggi alla luce delle crudeltà perpetrate ieri nei confronti di persone perfettamente rispettose delle leggi.

Il popolo americano DEVE provare rapidamente a capire gli eventi e i drammi di oggi in una prospettiva storica. La Russia, oggi, è ampiamente in anticipo sugli Stati Uniti su questo punto.

In realtà sono stata io stessa a sponsorizzare i primi seminari revisionisti mai realizzati in Russia, in un college di insegnanti, iniziativa che non sono mai riuscita a portare a termine qui nel nostro paese, il paese "della libertà di espressione".

La Russia, invece, accoglie i ricercatori coscienziosi e non teme le scoperte storiche.

Per quanto attiene al brutale arresto di mio marito, uno dei miei corrispondenti revisionisti russi ci ha chiamati assicurandoci la sua solidarietà intellettuale e definendoci, Ernst e io, " «gli Americani che rifiutano». Questa definizione descrive bene ciò che noi siamo e facciamo.

Ci rifiutiamo di credere alle menzogne storiche.

Ci rifiutiamo di ricevere ordini che ci dicono chi sono i nostri amici e chi dovrebbero essere i nostri nemici.

Ci rifiutiamo di abbandonare la nostra Libertà di Espressione.

Ci rifiutiamo di bere una storia costruita, come quella «dell'Olocausto delle Camere a Gas», una menzogna che è diventata una vera «morsa» intellettuale in tutti paesi occidentali.

Se le nostre conclusioni sono considerate come «false», allora organizziamo un dibattito civile, pubblico e nazionale, rispettabile, dove ognuna delle parti presenterà i suoi argomenti e le sue prove.

La gente giudicherà!

Recentemente ho letto uno studio del Generale russo Anatoly Wolkow dal titolo: "Popolo, ascolta i segnali!". Un vecchio nemico della Germania che tende una mano amica per addolcire gli errori politici del passato e portare sia alla Germania che alla Russia i rimedi di guarigione tanto attesi.

Penso vi siano milioni di russi che si identificano in ciò che egli asserisce.

Io so che vi sono milioni di tedeschi, ovunque nel mondo, che non desiderano altro che sotterrare le ostilità della seconda guerra mondiale e diventare soci in affari, gli amici ed i benefattori scientifici della Russia. L'America ne trarrebbe un vantaggio da una simile riconciliazione. L'America non ha bisogno di un'altra guerra.

Dobbiamo trovare un modo per avvicinarci. La supplico di inviare un messaggio a questi milioni di tedeschi e di russi, come a quei milioni che sono negli USA e in Canada, per dire loro che siamo una stessa famiglia, non dei nemici.

Un dirigente russo coraggioso e lucido potrebbe dire al mondo occidentale che la Russia è oggi diventata finalmente autonoma, rispettosa dei principi democratici e ostile a qualsiasi censura.

Sarà il modo di far vergognare questi miopi burocrati che hanno fatto approvare leggi repressive e di far aprire gli occhi alla gente, ovunque nel mondo, sulla verità della partita giocata da certi potentati che ci portano ogni giorno sempre più vicino ad un terribile abisso.

Un semplice gesto, anche se simbolico, svelerà al mondo che la Russia, emersa da decenni di repressione, si è liberata dalle catene della tirannia.

Dichiari, Sig. Presidente, che Ernst Zuendel, Prigioniero della Polizia del Pensiero, rapito "legalmente" sul suolo americano in pieno giorno dai suoi codardi nemici, è il più grande "Refusenik" dell'Occidente ed offritegli asilo ed un passaporto.

 

INGRID ZUENDEL RIMLAND

 

 

APPELLO LANCIATO DAL GEN. ANATOLY WOLKOW, AL QUALE INGRID ZUENDEL RIMLAND FACEVA RIFERIMENTO NELLA SUA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE RUSSO PUTIN.

 

 

Durante l'estate 2002 mi trovavo a Berlino e vidi per caso un giornale nel quale un giornalista scriveva che i nazisti avevano gassato tutt'al più 450.000 ebrei e che poteva provarlo.

Mi sono detto «questo tipo verrà preso e sbattuto in prigione prima di sera».

Quando sono ritornato a Berlino, sei mesi dopo, ho saputo che a questo giornalista non fu torto un capello.

Le persone con le quali parlai di questo articolo esplosivo non ne avevano mai sentito parlare.

Quando riuscii a contattare un uomo politica all'uscita del Reichstag e al quale ho riferito della cosa, egli mi invitò a prendere un caffè. Si era accorto che ero russo, poi mi disse che avrei fatto meglio a dimenticare velocemente l'articolo di quel giornalista di nome Meyer.

Se ne fosse uscita un'inchiesta pubblica, mi disse, tutto l'edificio dell'olocausto si sbriciolerebbe fino alle fondamenta. Le conseguenze sarebbero incalcolabili, aggiunse.

Mi consigliò di pensare agli interessi della Russia in questo affare.

Gli chiesi: «Perché la Russia in particolare?» L'uomo assunse un'aria misteriosa e rispose: «non posso che raccomandarle vivamente di seguire il mio consiglio!» e si congedò da me.

 

 

ANATOLY WOLKOW

 

 

Traduzioni a cura di: Gian Franco SPOTTI

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L’olocausto presto nelle scuole elementari(tratto da www.italiasociale.org) 

Lo scrittore-giornalista americano Walter Mueller ha segnalato , la pubblicazione, nel Giugno 2003  di una brochure pubblicata nell’Idaho (USA) da un certo Dr. Woodsman ed intitolata “Holocaust Education in American Schools“ (l’insegnamento dell’Olocausto nelle scuole americane).

Trattasi di un opuscolo di 17 pagine che non si può fare a meno di leggere. A tratti è sbalorditivo ed a tratti esasperante. Ci dimostra come viene introdotto con la forza l’insegnamento dell’Olocausto nelle scuole pubbliche. Sappiamo bene quanto ciò  sia nocivo e vivendo in California, dove una recente legge esige di insegnare l’Olocausto in tutte le scuole pubbliche, Walter Mueller pensava di averle viste tutte. Ma non era così..!

Lo Stato dove quest’insegnamento è più severo è l’Idaho. Si, proprio l’Idaho! Conosciuto per le sue patate, per l’affare Ruby Ridge e per il suo recente “Parco Anna Frank“.Mueller immagina che è per via della sua storia che l’Idaho è particolarmente preso di mira dagli ebrei, cioè dall’ADL (Anti-Defamation League). In Idaho l’insegnamento dell’Olocausto ha inizio alle scuole elementari, cioè nel momento in cui i bambini sono più vulnerabili. Sapete cosa fanno? I bambini vengono messi  davanti alla cattedra, la maestra da loro un documento di identità ed una stella gialla a sei punte da attaccare alla blusa, poi vengono messi in fila e un guardiano (in questo caso un bidello) li porta verso le docce.  Là i bambini devono sedersi su una panca e viene loro coperta la testa da un sacco che sta a simboleggiare una cella riempita di gas.Ve lo immaginate la paura che viene imposta a questi bimbi?

Uno degli scolari, su una sedia a rotelle, si rivolge agli altri bambini nella “camera a gas” e dice loro: "Ecco cosa ha fatto Hitler a delle persone come me!”

Gli allievi vengono poi trascinati davanti a delle imitazioni di forni crematori e viene loro spiegato che la gente crepava di fame e che veniva poi bruciata nei forni. Questo è solo un riassunto perché il racconto va avanti in questo modo per pagine e pagine.

Non bisogna dimenticare che non si tratta di studenti delle scuole superiori, ma di bambini che hanno lasciato le loro culle da pochissimi anni.

La prima domanda che ci si potrebbe fare è: Ma dove sono i genitori? Gli insegnanti, inoltre, vengono portati a visitare il Museo dell’Olocausto di Washington affinché essi possano perfezionarsi sul tema. Si può immaginare quale sarà l’impatto sui bambini. Più avanzeranno negli anni e più sarà difficile recuperarli, senza poi contare che oggi c’è poca gente che si dà da fare per combattere questo fenomeno per affermare la verità revisionista. Bradley Smith è stato uno dei pochi ad averlo fatto sul campo e vi ha sbattuto pesantemente la testa. Trattasi di un opuscolo con la copertina giallo-chiaro rappresentante una bella bambina con la stella di David sul suo grembiule. Walter Mueller sta facendo in modo di trovarlo e di spedircene una copia per farne una traduzione completa.

Gian Franco Spotti

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USA: a un presunto nazista verrà abrogata la nazionalità americana

(tratto da www.italiasociale.org)

Washington. Il Ministro della Giustizia ha chiesto Martedì al Tribunale Federale di Milwaukee di ritirare immediatamente la nazionalità americana ad un abitante del Wisconsin, a guardia di un campo nazista durante la seconda guerra mondiale.

L’interessato, Josias Kumpf, 78 anni, abitante nella cittadina di Racine, ha affermato, nel corso di una conversazione telefonica, che all’epoca della guerra erano venuti a cercarlo nella sua casa, in Yugoslavia, e che gli era stata assegnata la funzione di guardiano ma che non aveva mai partecipato a delle atrocità.

Nella pratica depositata presso il tribunale, il Ministero della Giustizia ritiene che J. Kumpf si sia arruolato nelle Waffen SS nell’Ottobre 1942 e che abbia esercitato la funzione di guardiano in seno al battaglione della morte delle SS nel campo di concentramento di Sachsenhausen, vicino a Berlino, nell’Ottobre 1943.

Secondo il dossier, i prigionieri politici, ebrei e altri erano detenuti nel campo di Sachsenhausen in condizioni spaventose e migliaia di loro sono morti di fame, in gasazioni, in fucilazioni ed altre cause.

Dopo essere stato trasferito al campo di addestramento di Trawniki, nella Polonia occupata, asserisce il dossier, J. Kumpf ha servito come guardia durante l’operazione “ Erntefest “ (Festa del Raccolto), nel corso della quale 7.000 ebrei, uomini, donne e bambini, sono stati fucilati nel campo di lavoro adiacente a quello di Trawniki il 3 Novembre 1943.

 

“ Nel corso di questo massacro, i prigionieri ebrei sono stati obbligati a coricarsi, nudi, sui cadaveri degli altri prigionieri, prima di essere a loro volta fucilati, mentre dei camion muniti di alto-parlanti diffondevano una musica assordante per coprire le grida delle vittime “, ha affermato Eli M. Rosenbaum, direttore dell’OSI – Office of Special Investigation (Ufficio Speciale Investigativo) dipendente dal Ministero della Giustizia, in una dichiarazione diffusa Martedì.

“ Qualsiasi persona che avesse partecipato ad un atto di così rivoltante brutalità, non dovrebbe potersi mai avvalere della cittadinanza americana “.

 

“ Non ho fatto niente, a nessuno “, ha detto J. Kumpf. “ Non ho ucciso nessuno, non uccido nemmeno una mosca. Avevo 17 anni. Sono stato portato laggiù e mi è stato detto ciò che dovevo fare altrimenti sarei stato fucilato. Dovevo fare la guardia al campo affinché i prigionieri non fuggissero“.

 

Il Ministero della Giustizia asserisce che, in un’intervista rilasciata a Marzo, J. Kumpf ha riconosciuto di aver avuto il ruolo di guardia durante la fucilazione dei prigionieri a Trawniki e ha detto che il suo ruolo durante la mattanza era quello di impedire ai prigionieri di scappare.

 

Kumpf ha ottenuto la cittadinanza americana nel 1964. Il Ministero della Giustizia ne chiede la revoca perché la sua attività durante la guerra al servizio della Germania nazista non gli consente di ottenere un visto d’immigrazione e perché, dice in Ministero, egli ha mentito quando ha fatto domanda per il visto e per la cittadinanza.

 

“Non mi hanno chiesto niente ed io non ho detto niente“ afferma J. Kumpf.

Da quando l’OSI ha intrapreso il suo lavoro nel 1979, ben 73 persone, avendo partecipato alla persecuzione nazista, si sono viste revocare la loro cittadinanza americana e 59 di essi sono stati espulsi dagli Stati Uniti.

 

Frederic J. Frommer (Associated Press)

Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti

 

P.S.: a tale proposito vale la pena di leggere l’articolo intitolato “L’operazione Erntefest. Indagine su un presunto massacro“ di Carlo Mattogno e apparso su “Akribeia“ N° 4 del Marzo 1999, pag. 159-188. (Per averlo, inviare 20 Euro a: Jean Plantin, 45/3 route de Vourles,

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Un tedesco processato per avere insegnato al suo cane Adolf il saluto romano

(tratto da www.italiasociale.org)

Berlino (AFP): il proprietario di un cane comparirà Giovedì 16 Ottobre davanti al Tribunale delle Istanze di Berlino per aver insegnato al suo cane, Adolf, pastore tedesco, a fare il saluto hitleriano alzando la zampa destra.

Roland T., 54 anni, dovrà rispondere di «diffusione di atteggiamenti contrari alla Costituzione» e rischia fino a tre anni di galera. Egli si era vantato dei meriti del suo cane davanti a due poliziotti il 16 Marzo 2002 a Berlino.  Il cinquantenne aveva iniziato alzando la mano destra scandendo «Sieg Heil» (Heil Hitler) per poi rivolgersi al suo cane: «Adolf, seduto!. Fai il saluto!» ed il pastore tedesco, con peli bianchi sul muso, alzò la zampa destra davanti ai poliziotti che non credevano ai loro occhi.

L’inchiesta aperta in quell’occasione ha portato alla comparizione del neo-pensionato berlinese davanti alla giustizia. Roland T. viene inoltre processato per aver passeggiato con delle T-shirts con le immagini di Hitler e per aver scandito a più riprese degli slogans nazisti.

Un portavoce della giurisdizione ha detto all’agenzia di stampa AFP che il tribunale dovrà innanzitutto decidere se il tizio è penalmente responsabile, dopo la presentazione di una perizia psichiatrica.

La divulgazione di slogans nazisti è proibita in Germania, un tema controverso e sensibile in questo paese traumatizzato dal III Reich. La legislazione proibisce inoltre le parole e gli atti che possono essere interpretati come un riconoscimento o una evocazione del nazismo, e questo può comprendere anche l’utilizzo di un cane per trasmettere un messaggio, secondo il portavoce del tribunale.

L’imputato non dovrà presentarsi col suo pastore tedesco, essendo la comparizione di animali non prevista dalla legislazione.

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Chi è Ernst Zuendel? (tratto da www.italiasociale.org)

Revisionista tedesco-canadese di 64 anni, Ernst Zuendel è particolarmente conosciuto per il ruolo essenziale da lui svolto nel corso di due grandi processi a Toronto, nel 1985 e nel 1988, durante i quali fu incolpato di “divulgazione di notizia falsa“.  In effetti egli aveva diffuso un opuscolo intitolato “Did Six Millions Really Die ?“ (sono veramente morti 6 milioni ?) che metteva in causa la versione ufficiale della storia dell’Olocausto degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

In occasione del processo del 1985, Zuendel mise ampiamente in evidenza la confusione e l’ignoranza  dei sopravissuti e degli storici dell’Olocausto convocati alla sbarra (compreso Raul Hilberg) e nel 1988 il colpo di grazia fu dato dallo specialista di camere a gas per le esecuzioni nei penitenziari americani, Fred Leuchter, che venne ad esibire i risultati della perizia che aveva effettuato ad Auschwitz e Majdanek e che dava ragione all’imputato.

La cosa fece enorme scalpore all’epoca nei mezzi di informazione canadesi.

Ernst Zuendel era stato però riconosciuto colpevole e condannato a nove mesi di prigione,

ma la Corte Suprema del Canada aveva respinto questa sentenza, deliberando che la legge relativa alle “false notizie“ non costituiva una violazione della Carta dei diritti umani.  Gli avversari di Zuendel non gli perdonarono mai questa vittoria e da allora non cessarono mai di trascinarlo davanti ai tribunali, come stanno facendo in questo momento.  Dopo aver vissuto 42 anni in Canada, Zuendel dovette decidersi a rifugiarsi negli Stati Uniti dove, nel 2000, sposò un’americana, Ingrid Rimland.  Viveva con lei nel Tennessee quando, il 5 Febbraio 2003, i servizi dell’immigrazione sono venuti a prelevarlo al suo domicilio col fallace pretesto che non si sarebbe presentato ad una loro convocazione e lo hanno rispedito in Canada, dove, da sei mesi, vegeta in una prigione in condizioni abiette (senza sedia, ne biro o matita, niente block-notes e un alimentazione orribile).

Le autorità canadesi rifiutano di liberarlo col pretesto che egli costituirebbe una “minaccia per la sicurezza nazionale“, quando Zuendel non è assolutamente un violento.  Le stesse autorità stimano che egli «possa incitare alla violenza degli individui che la pensino come lui». Zuendel è un uomo pacifico ed anche davanti ai suoi peggiori avversari non ha mai usato ne consigliato l’uso della violenza.  La sua casa a Toronto è andata totalmente distrutta dalle fiamme, ha ricevuto diversi pacchi-bomba ed il suo nome ed indirizzo sono stati affissi su tutti i muri di Toronto assieme ai consigli pratici su come fabbricare una bomba Molotov.  È chiaro che «l’eroico Zuendel», come lo chiama il prof. Faurisson, viene tenuto in galera solo per le sue opinioni.

Se Zuendel perde il processo in Canada, dove ha fatto richiesta per ottenere lo status di rifugiato, verrà deportato in Germania dove lo attendono cinque anni di cella in quanto «attenta alla memoria dei morti».

Dalla sua prigione a Toronto, tutto ciò che riesce a scrivere lo fa con un troncone di matita su dei fogli, rimediati qua e là, scrivendo, stando in ginocchio, sul coperchio del WC. Questa è la sorte che le “Democrazie“ riservano a coloro che non accettano la storia scritta da vincitori.

 

Chi volesse scrivergli e dargli un po’ di conforto, lo può fare indirizzando a:
 

Mr. Ernst Zuendel

Toronto West Detention Ctr.

111 Disco Road, Box 4950

REXDALE, ON. M9W 1M3

(Canada)

 

Tratto da: Le Libre Journal, 4 place Franz-Liszt, 75010 Paris (N° 301 del 17.09.03)

 Traduzione a cura di  Gian Franco Spotti

 

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