Augusto Cesar Sandino

Nacque nel 1895 in Nicaragua da un piccolo proprietario terriero. Emigrato in Messico venne a contatto, a Tampico, con i rivoluzionari popolari  e conobbe la resistenza nazionale all’imperialismo americano. Nel 1927 Sandino, tornato in patria, organizzava con un esercito iniziale di ventinove uomini la guerriglia contro i “gringos” che, con il sostegno dei latifondisti disponevano a piacimento del Nicaragua e delle sue risorse. Sandino sconfisse gli americani ed i governativi (costituzionalisti) a San Juan de Las Segovias. Tra il novembre di quell’anno ed il gennaio successivo Sandino affronta gli invasori ed i costituzionalisti per ben cinque volte. Ad ogni vittoria il suo esercito scompare nei campi e nelle montagne secondo la tattica guerrigliera. Gli americani rispondevano con il terrore. Ad ogni nicaraguese maschio che incontrassero praticavano il taglio a gilet ovvero gli staccavano le braccia all’altezza delle spalle affinché non potessero impugnare armi. Il prestigio di Sandino fece accorrere intorno a lui vari rivoluzionari sociali e nazionalistici dell’America latina. Li accettò tutti tranne il rappresentante dell’Internazionale comunista che espulse. La guerra sandinista proseguì fino al 1932 allorquando, sconfitti, gli yankees decisero di partire. In febbraio, dunque, Sandino disarmava e consegnava le armi al nuovo governo. Allora, a sorpresa, venne catturato con uno stratagemma e fucilato a El Hormiguero per una macchinazione del capostipite dei Somoza che temeva il carisma e l’integrità del condottiero.